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JINTSŪ[1]

Il Potere Mistico

 

 

Argomento di questo capitolo è l’acquisizione di qualche tipo di potere mistico, da parte di chi ab­bia conseguito la verità. L’insegnamento del Maestro Dōgen è qui volto a riportare su un piano di concreta realtà questo argomento su cui, spesso, sono state create mirabolanti e fantasiose esagerazioni. A questo proposito risulta illu­minante la risposta del laico Hō Unko che, interrogato sui poteri mistici, disse: “Andare a prendere l’acqua e portare legna per il fuoco.”

 

I poteri prodigiosi di coloro che studiano il Dharma del Buddha sono le loro proprie azioni quotidiane di bere tè e man­giare riso; tutti i Buddha esercitano ininterrottamente questi po­teri. Vi sono sei poteri mistici,[2] i poteri mistici unificati, i poteri mistici trascendenti,[3] ed i supremi poteri mistici.[4] Tutti que­sti poteri non sono altro che fare ciò che dobbiamo, al mattino, e fare ciò che dobbiamo, alla sera. I Bud­dha ed i poteri mistici costi­tuiscono un solo corpo; dunque sorgono insieme senza che il Buddha sia consapevole dei Suoi pote­ri, ed insieme si estin­guono senza che il Buddha ne sia contaminato. Salire in cielo e di­scenderne o sedere, tra alberi e pietre, in mezzo all’Himālaya, è la stessa cosa. Ogni cosa sorge assieme ai poteri mistici.

Tutti i Buddha del passato sono allievi di Śākyamuni e gli fanno dono di kesa e stūpa. A suo tempo, il Buddha Śākyamuni af­fermò: “I poteri mistici di tutti i Buddha sono al di là della comprensione.” Dovremmo perciò sapere che questa è la caratteristica dei Buddha del passato, del presente e del futuro.

Il Maestro Zen Dai-i,[5] il trentasettesimo Pa­triarca discen­dente di Śākyamuni, fu l’erede nel Dharma di Hyakujō Daichi.[6] I Bud­dha e i Patriarchi dei giorni nostri, nelle dieci direzioni, sono tutti suoi discendenti ed eredi, senza eccezioni.

Un giorno, mentre Dai-i era coricato, Gyōzan[7] gli fece visita. Dai-i si voltò verso il muro.  Gyōzan gli disse: “Sono tuo allievo, resta dunque dove ti trovi.” Dai-i cominciò, comunque, ad alzarsi. Poichè Gyōzan se ne stava andando, Dai-i pronunciò il suo nome e questi si fermò. Dai-i disse: “Ho fatto un sogno, ascolta.” Gyōzan si avvicinò per ascoltare. Dai-i gli disse: “Interpreta il sogno per me.” Gyōzan portò allora al Maestro un catino con dell’acqua ed un asciugamano. Dai-i si lavò il viso e se­dette. Proprio in quel momento giunse Kyōgen[8] e Dai-i gli disse: “Stiamo mani­festando i nostri poteri mistici; non conoscono nulla di simile i seguaci dell’Hīnayāna.” Kyōgen disse: “Ho sentito tutto; ero nella stanza qui vicino.” Dai-i chiese: “Perché non dici qualcosa?” Kyōgen allora gli portò una tazza di tè. Dai-i li elogiò en­trambi dicendo: “Voi due possedete poteri mistici superiori a quelli di Śāriputra e Maudgalyā­yana.”[9]

Dobbiamo studiare le parole di Dai-i, se vogliamo conoscere il significato dei poteri mistici presso i seguaci del Dharma. Poiché questo episodio è meglio di qualunque cosa che possa essere offerta dall’Hīnayāna, chi lo comprende è detto studente del Buddha; chi invece non riesce ad afferra­rne il significato, ignora il Dharma del Buddha. Questa è la corretta trasmissione dei poteri mistici e della saggezza. Non dovete studiare i poteri mistici degli studiosi dell’abhi­dharma, dei se­guaci dell’Hīnayāna, e simili.

Nello studiare i poteri mistici di Dai-i, possiamo ve­dere che essi sono senza pari anche se occorre prestare at­tenzione ad alcuni punti. Essere coricato, voltarsi verso il muro, alzarsi, chiamare, interpretare il sogno, lavarsi e mettersi a se­dere, sono questi i punti da considerare in particolare. Altrettanto è da considerare l’avvicinarsi di Gyōzan per ascoltare, ed il suo portare l’acqua ed un asciugamano. Perciò Dai-i proclamò: “Stiamo manifestando i nostri poteri mistici.”

 Dobbiamo investigare questi poteri mistici. I Pa­triarchi che hanno correttamente trasmesso il Dharma del Buddha, non affermano mai: “Interpretare il sogno è lavare il viso.” Un simi­le punto di vista è indubbiamente un supremo potere pro­digioso. Esso non ha nulla a che fare con i poteri dei seguaci dell’Hīnayāna, dalla mente limitata, ed è diverso anche dai poteri di coloro che hanno acquisito le dieci sacre condizioni ed i tre stadi abili.[10] Coloro che ap­prendono i poteri prodigiosi inferiori restano inchiodati a quel livello; essi non conseguono mai i superiori poteri prodigiosi[11] dei Buddha e dei Patriarchi. I poteri del Buddha sono poteri mistici, al di là del Bud­dha. Coloro che acquisiscono questi poteri non possono essere in­gan­nati dagli eretici o dai dèmoni.

Gli esperti dei sūtra e gli inse­gnanti dell’abhidharma non hanno mai udito, ricevuto, o creduto nei veri poteri mistici. Costoro sono giunti a conoscere sol­tanto i poteri inferiori, non quelli superiori. Tutti i Buddha preservano e trasmettono i poteri mistici superiori. Questo è il prodigioso po­tere buddhistico. Se non si tratta del prodigioso potere buddhistico, allora non si possono portare catino e asciu­gamano, non ci si può vol­tare verso il muro, e nemmeno ci si può lavare e met­tere a sedere. La potenza dei poteri mistici superiori include e domina i poteri mistici inferiori; i poteri inferiori ignorano i poteri superiori.

Un potere prodigioso inferiore è un singolo capello che in­ghiotte il grande oceano, un granello di polvere che con­tiene il monte Sumeru,[12] oppure il corpo che proietta acqua e fuoco.[13] I cinque poteri mistici,[14] i sei poteri mistici,[15] e così via, sono tutti poteri inferiori. Coloro che credono in questo genere di poteri non possono neppure sognarsi i veri poteri mistici buddhistici. I vari poteri infe­riori sono chiamati in questo modo perché sono tinti da prassi e illu­minazione e sono colti nello spazio e nel tempo. Possono essere esercitati solo finché si è vivi e scom­paiono con la morte; sono limitati alla persona e non sono estendibili ad altri. Possono essere utilizzati in questo mondo ed in nessun altro luogo. Spesso si manifestano quando non sono necessari e vi­ceversa.

I poteri mistici superiori non sono così. Insegna­mento, prassi e risveglio di tutti i Buddha sono realizzati nell’ambito dei loro poteri mistici. Sono presenti non solo nella sfera di tutti i Buddha, ma si manifestano nel continuo sviluppo al di là del Buddha. I poteri mistici del Buddha ed i loro effetti, sono veramente incomprensibili. I poteri mistici sono presenti prima che esista un corpo, e la loro re­aliz­zazione è indipendente da passato, presente e futuro. Se non esi­stessero i prodigiosi poteri buddistici, la mente che cerca il Buddha, la prassi, il risveglio, ed il nirvāna di tutti i Bud­dha, non esisterebbero.

L’eterno oceano di quest’illimitato mondo-del-Dhar­ma co­stituisce il prodigioso potere buddhistico. Un singolo capel­lo non solo si beve il grande oceano, ma lo contie­ne, lo rea­lizza, lo risputa e lo utilizza. Non pensate che, quando un capello si beve o risputa il mondo intero, si tratti di un singolo, unico evento che non capita in nessun altro luogo. La stessa cosa vale per un granello di pol­vere che contiene il monte Sumeru. Esso sputa fuori il monte Sumeru, manife­sta questo mondo-del-Dharma, ed esiste nell’ine­sauribile oceano. Un singolo capello sputa fuori il gran­de ocea­no, un granello di polvere sputa fuori il grande oceano; queste sono cose che avvengono in un istante e che accadono nell’eternità. Il capello ed il granello di polvere sputano un istante ed un’eternità. Come si realizza ciò? Grazie ai poteri mistici. Il potere mistico produce potere mistico. Non studiate che il pote­re mistico compare o scompare nei tre mondi del pas­sato, del presente e del futuro. È nell’ambito della sfera del potere mistico che tutti i Buddha esercitano liberamente la loro funzio­ne.

Il laico Hō Unko fu un famoso allievo dei Patriarchi. Studiò sotto Kōsei[16] e Sekitō[17] e fu istruito da molti altri maestri. Il laico Hō, una volta disse: “Potere prodigioso! Mera­vigliosa attività! Attingere acqua e trasportare legna da ardere.” Dobbiamo chiarire a fondo que­sto principio. “Attingere acqua” significa portare acqua in un conteni­tore. Talvolta lo fac­ciamo noi stessi, talvolta altri lo fanno per noi. Questa è l’azione del prodigioso potere del Buddha. Lo si può cono­scere nell’es­sere-tempo,[18] eppure il potere prodigioso resta sempre null’altro che il potere prodigioso. Quand’anche non ne fossimo co­scienti, non potrebbe essere abbandonato né sradi­cato; esso esiste sempre, in modo naturale. Pur non conoscendo il potere prodigioso dell’attingere acqua, ancora esso non può essere declinato.

Raccogliere legna da ardere” significa raccattare pezzi di legno, come faceva tanto tempo fa il sesto Patriarca. Anche se non siamo consapevoli del fatto che, da mattino a sera, tutto nella nostra attività è potere prodigioso, ancora il potere prodigioso si manifesta.

In verità, è testimoniando i prodigiosi poteri e la meravi­gliosa attività di tutti i Buddha e i Tathāgata, che conse­guiamo la Via. Dunque, tutti i Buddha realizzano la Via grazie alla forza del potere prodigioso. Così, non dobbiamo tanto investigare i poteri inferiori dell’Hīnayāna, come ad esem­pio proiettare acqua dal corpo, quanto piuttosto il grande potere prodigioso dell’attingere acqua. Non si do­vrebbe abban­donare la prassi dell’attingere acqua e raccogliere legna da ar­dere; essa è stata trasmessa dal passato al presente, da una per­sona all’altra. Non si è interrotta neppure per un istante; questo è po­tere pro­digioso e meravigliosa attività. Si tratta di un grande potere prodigioso che è ben oltre la scarsa abilità dei seguaci dell’Hīnayāna.

Ungan[19] chiese al Grande Insegnante Tōzan Gohon,[20] che era all’epoca suo assistente: “Quali sono i tuoi poteri mistici e le tue meravigliose azioni?” Tōzan incrociò le braccia sul petto e restò immobile di fronte a lui. Ungan chiese di nuovo: “Quali sono i tuoi poteri mistici e le tue meravigliose azio­ni?” Tōzan disse: “Abbi cura di te stesso” e se ne andò.

Questo episodio mostra il prodigioso potere della re­ci­proca comprensione attraverso le parole; è come il potere di una scatola e di un coperchio che si adattano perfettamente. Dob­biamo sapere che il potere mistico e le meravigliose at­tività sono irreversibilmente trasmesse dagli eredi del Buddha, e sono patrimonio degli alti Patriarchi, senza alterazioni. Non pensate che i poteri prodigiosi siano esclusivo appannaggio dei profani e dei seguaci dell’Hīnayāna. Nel Dharma del Buddha, i poteri prodigiosi sono presenti sia nella metà superiore sia nella metà inferiore del corpo.

Proprio questo universo dalle dieci direzioni è come il corpo di un mezzo mo­naco. L’acqua delle nove montagne e degli otto mari, l’oceano della natura-di-Buddha[21] e l’oceano dei Bodhisattva, fluiscono dalle parti alte, medie e infe­riori del corpo; fluiscono anche dalle parti alte, medie e inferiori del corpo non-esistente.[22] Lo stesso vale per la proiezione del fuoco dal corpo. Non sono proiettati solo ac­qua, fuoco, vento, e così via; anche i Bud­dha e i Patriarchi flui­scono dalla metà superiore e inferiore del corpo. Dalla metà su­periore del corpo fluisce il tempo illimitato; dalla metà infe­riore l’oceano del dharmadhatu.[23] La metà superiore del corpo non soltanto penetra nell’oceano del dharmadhatu, ma sputa fuori il mondo intero sette o otto volte, e lo inghiotte due o tre volte. I quattro, cin­que, sei elementi, i grandi elementi, tutti gli elementi e gli innume­revoli elementi, sono proiettati e riassorbiti grazie ai poteri prodigiosi. L’inghiottire e lo sputare sono poteri prodigiosi. L’insieme di questa grande terra e dello spazio universale, è inghiottito e sputato fuori grazie alla forza di un granello di polvere e di un singolo capello; é prodot­to, sostenuto, e ritorna all’origine, al di sopra e al di là della consapevolezza. Con l’intelletto, come si può mai misurare la mutevole forma dei prodigiosi poteri buddhistici che trascendono lungo e corto?

Tempo fa, un mago che possedeva i cinque poteri pro­digiosi chiese al Buddha: “Il Buddha possiede sei poteri pro­digiosi. Io ne pa­droneggio cinque. Quale mi manca?” Il Buddha gli disse: “O mago dai cinque poteri prodigiosi!” “Sì?” rispose il mago. E il Buddha disse: “Questo è l’unico potere di cui dovresti chiedere.”

Dobbiamo chiarire con cura questo episodio. Come sa­peva il mago che i Buddha possiedono sei poteri prodigiosi? In realtà, i loro poteri prodigiosi e la loro saggezza sono illimi­tati. Il mago poteva an­che affermare di vedere sei poteri prodigiosi ma ve ne sono ben più di sei. Come può egli anche solo sognarsi di vedere gli altri poteri del Bud­dha?       Il mago, anche se vede Śākyamuni, vede solo la forma del Buddha; pur vedendo la forma del Buddha, possia­mo dire che vede Śākyamuni, o viceversa? Possiamo affermare che il mago vede se stesso? Investigate queste aggrovigliate questioni e passate attra­verso di esse. Cercare di valutare i sei poteri mistici del Buddha è come cercare di stimare i tesori del vostro vicino.

Qual è il significato della frase di Śākyamuni: “Questo è l’unico potere di cui dovresti chiedere.” Egli non specificò se il mago lo possedesse, o no. E anche se lo avesse specificato, è improbabile che il mago lo avrebbe compreso. I cinque poteri prodigiosi del mago non sono parte dei cinque poteri mistici del Buddha. Come può il mago, sia pure utilizzando tutti i propri poteri, penetrare i prodigiosi poteri del Buddha? Se comprendesse anche uno solo dei poteri del Buddha, egli a maggior ragione do­vrebbe comprenderli tutti. Per certi versi il mago somiglia al Buddha e le azioni del Buddha hanno qual­co­sa in comune con quelle del mago, eppure i loro poteri pro­di­giosi e le rispettive azioni sono essenzialmente diversi.

Quando il mago chiese un ulteriore potere prodigioso, quale genere di facoltà stava cercando? Il Buddha gli disse: “Cosa ti manca? Cosa ti serve?” ma il mago non riuscì ad af­fer­rarlo. I poteri prodigiosi del Buddha e quelli degli altri pos­sono essere designati con lo stesso nome, ma sono totalmente diversi.

Si narra la seguente storia:

Il Grande Maestro Eshō del Rinzaiin,[24] disse: “Un illustre an­ziano una volta insegnò: ‘Il Tathāgata[25] manifestò sembianze cor­po­ree allo scopo di essere percepito dalla gente di questo mondo. Benché siano solo vuoti suoni, sprovvisti di realtà ultima, il Buddha utilizzò nomi provvisori, quali le trentadue e le ot­tanta caratteristiche, per im­pedirci di cadere nel nichilismo.[26] Il corpo fi­sico non è il corpo risve­gliato. Nessuna forma è vera forma.

Qualcuno afferma: ‘Un Buddha possiede sei poteri pro­di­giosi. Che meraviglia!’ Tutti gli esseri celestiali, gli dèi, i ma­ghi, gli asura,[27] i dèmoni e gli altri esseri, possiedono simili poteri eppu­re non li consideriamo seguaci della Via. Non cadete in inganno! Quando una schiera di asura combattè contro Indra, ottantaquattro­mila di loro si nascosero in una radice di loto. C’è in questo qualcosa di santo? Vi sto dicendo, monaci, che simili poteri sono ottenuti grazie al karma o grazie a qualche altra forza sovrannatu­rale, e che sono di­versi dai sei veri poteri prodigiosi del Buddha, che sono: la capacità di penetrare nei mondi della forma, del suono, dell’odore, del gusto, del tatto e dei dharma, senza essere intrap­polato o ingannato da alcuno di questi og­getti di cono­scenza. Giunti a questo livello, le sei facoltà[28] sono viste come vuote. Liberi da ogni attacca­mento, i maestri della Via non di­pendono da nulla. Ecco perché, que­sto corpo illusorio originariamente pro­dotto dai cin­que skandha,[29] cammina attraverso il mondo, ricolmo di potere prodigioso.

Seguaci della Via! Il vero Buddha non ha attributi, la vera Legge non ha forma. Smettete di creare immagini e mo­delli generati dalle illusioni. Qualunque cosa si ottenga attra­verso il cercare, è la sel­vaggia volpe Zen; non è il Buddha reale, ma solo l’illusione della gente comune.”

Questo discorso di Rinzai evidenzia che i sei poteri prodi­giosi di tutti i Buddha non possono essere conquistati e neppure so­gnati dagli esseri celestiali, dai dèmoni o dai seguaci dell’Hīnayāna. I sei poteri prodigiosi della Via del Buddha pos­sono essere individual­mente trasmessi soltanto dai discepoli del Bud­dha e da nessun altro. Se questi sei prodigiosi poteri del Buddha non fossero stati trasmessi dall’uno all’altro, non potrebbero es­sere conosciuti. Dobbiamo impa­rare che non si può essere conside­rati maestri della Via, se non c’è stata una trasmissione indivi­duale dei sei poteri prodigiosi del Bud­dha.

Il Maestro Zen Hyakujō Daichi[30] disse: “Occhio, orec­chio, naso e lingua sono incontaminati e liberi da attaccamento; indipen­denti da esistenza e non-esistenza. Talvolta ciò viene espresso sotto forma di quattro versetti, talvolta come il quarto livello della prassi,[31] e talvolta ancora, sotto forma dei sei poteri prodigiosi, senza alcuna traccia dei sei organi sensoriali. Essi non sono im­pediti dall’esistenza o non-esi­stenza delle cose, né dipendono dalla comprensione intellettuale. Ciò è chiamato potere pro­digioso. Il non essere sedotti dal potere prodigioso è detto “Assenza di potere prodigioso.” Perciò si dice: “Il Bodhi­sat­tva privo di poteri prodigiosi non lascia alcuna trac­cia.” Questo è il contrassegno di colui che realizza il continuo svi­luppo al di là del Buddha, e che è inesplicabilmente meravi­glioso, ed è una vera divinità.”

I poteri prodigiosi di tutti i Buddha sono appannaggio di colui che realizza il continuo sviluppo al di là del Buddha, e che è ine­splicabilmente meraviglioso, ed è una vera divinità. In altre parole, un “Bodhisattva privo di poteri prodigiosi.” Nulla può ostacolare una si­mile persona perché essa non dipende da intellettualizzazioni né da limitati concetti a proposito dei poteri prodi­giosi. I sei poteri prodi­giosi della Via del Buddha sono tra­smessi e preservati da tutti i Bud­dha. Non vi è un solo Buddha che non li abbia trasmessi e custoditi; se così non fosse avvenu­to, non ci sarebbe stato alcun Buddha. I sei poteri prodigiosi non lasciano traccia alcuna nei sei organi sensoriali.

A proposito di “Traccia alcuna”, un illustre anziano disse: “La prodigiosa attività dei sei organi di senso è la vacuità che non è vacuità; è come una perla splendente la cui luce non può essere rac­chiusa.” Qui, “Non può essere racchiusa” significa “Traccia alcuna.” Quando c’è prassi, studio e illuminazione senza traccia alcuna, allora non vi è funzionamento dei sei organi di senso. “Nessun funzionamento” significa funzionamento con trenta colpi di ba­stone.

È per questo motivo, dunque, che dobbiamo chiarire i sei poteri prodigiosi. Come può chi non è erede del Buddha, aver mai udito qualcosa su questo argomento? Questi si fa intrappo­lare dagli aspetti esteriori e perde il filo. I quattro livelli della prassi sono le basi del Dharma del Buddha, ma non abbiamo mai sentito che il Tripitaka sia stato correttamente tra­smesso. Come potranno conquistare il frutto del risveglio coloro che si limitano ad analizzare le dottrine ed a se­guire falsi insegnamenti? Chi si addestra accontentandosi di conse­guimenti minori, non ha ben chiarito le cose. Solo chi ha ricevuto la trasmissione da Buddha a Buddha, chiarisce le cose.

Quattro livelli di prassi” significa “Ricevere e pre­servare i quattro versetti.” “Ricevere e preservare i quattro ver­setti” si­gni­fica non essere sedotti da esistenza o non-esistenza, e non essere contaminati dagli organi sensoriali. “Non essere con­taminati” si­gnifica ‘puro’, e questo ‘puro’ è la mente quoti­diana, equilibrata e armoniosa. In questo modo, i sei organi sensoriali e i quattro li­velli di addestramento sono correttamente trasmessi nella Via del Buddha. Perciò, la Via del Buddha è sempre realizzata attraverso i sei poteri prodi­giosi. Questa realiz­zazione consente ad una goccia d’ac­qua di in­ghiottire e sputare il grande oceano, e ad un granello di polvere di reggere e lasciar cadere la più grande montagna. Chi può dubitarne? Questo è ciò che è cono­sciuto come potere prodi­gioso.

 

 

Trasmesso, il 16 novembre 1241, ad un’assemblea di monaci nel Kānnondōri-Koshōhōrinji.

Trascritto da Ejō, il primo giorno di primavera del 1243, nell’alloggio dell’as-sistente del Kippōji, nell’Eshu.



[1] Lett. “Facoltà sovrannaturale o divina”.

[2] La capacità di trasformazione di sé o delle cose, la capacità di vedere tutto, la capacità di udire tutto, la conoscenza del pensiero altrui, la conoscenza delle esistenze pregresse, la capacità di dissolvere le passioni.

[3] Cioè, privi di attaccamento al potere stesso.

[4] Cioè, applicati nel campo della realtà.

[5] Il Maestro Isan Reiyū (771-853), successore del Maestro Hyakujō Ekai. Il suo titolo postumo è Daien Zenji. Noto anche come Daii. [Kuei-shan Ling-yu]

[6] Il Maestro Hyakujō Ekai (749-814), successore del Maestro Baso Dōitsu. [Pai-chang Huai-hai]

[7] Il Maestro Kyōzan Ejaku (833-887), successore del Maestro Isan Reiyū. [Yang-shan Hui-chi]

[8] Il Maestro Kyōgen Chikan (?-898), nella linea di trasmissione del Maestro Isan Reiyū. [Hsiang-yen Chih-hsien]

[9] Śāriputra e Maudgalyā­yana, due dei discepoli principali del Buddha; si diceva fossero dotati di poteri sovrannaturali.

[10] Un Bodhisattva, prima di divenire un Buddha, deve attraversare cinquantadue stadi o condizioni. Il primo gruppo di dieci sono i dieci stadi della fede. I successivi tre gruppi da dieci sono i tre abili stadi. Il quinto gruppo di dieci sono le dieci sacre condizioni. Il cinquantunesimo stadio è “L’equilibrata condizione della verità”, e il cinquantaduesimo stadio è “La sottile condizione della verità”.

[11] Vedi pag. 126.

[12] Sono questi due esempi, tratti dal Vimalakīrti-nirdeśa-sūtra, di eventi che appaiono impossibili. Il Maestro Dōgen li utilizza per indicare l’unicità della realtà.

[13] Si riferisce ad una dimostrazione di poteri magici, da parte dei due figli del re Śubhavyūha. Si veda il Sūtra del Loto, pag. 383.

[14] La capacità di trasformazione di sé o delle cose, la capacità di vedere tutto, la capacità di udire tutto, la conoscenza del pensiero altrui, la conoscenza delle esistenze pregresse.

[15] I precedenti cinque, più la capacità di dissolvere le passioni.

[16] Il Maestro Baso Dōitsu (704-788), nella linea di trasmissione del Maestro Daikan Enō.  Daijaku Zenji è il suo titolo postumo. [Ma-tsu Tao-i]

[17] Il Maestro Sekitō Kisen (700-790), nella linea di trasmissione del Maestro Daikan Enō. [Shih-t’ou Hsi-ch’ien]

[18] Si veda il cap. 20, Uji. 

[19] Il Maestro Ungan Donjō (782-841), uno dei successori del Maestro Yakusan Igen. [Yün-yen T’an-sheng]

[20] Il Maestro Tōzan Ryōkai (807-869), nella linea di trasmissione del Maestro Yakusan Igen. [Tung-shan Liang-chieh]

[21] La natura-di-Buddha è la ‘Natura propria’, o ‘Vera natura’, o ‘Volto originario’ (comunque si voglia chiamare) di ogni essere, anche se questi  lo ignora.

[22] Rappresenta la mente, lo spirito.

[23] L’intero reame fenomenico.

[24] Il Maestro Rinzai Gigen (?-867), uno dei successori del Maestro Ōbaku Kiun. Eshō Zenji è il suo titolo postumo. [Lin-chi I-hsüan]

[25] Lett. “Così arrivato”.

[26] Vi sono due visioni estreme: una è la visione nichilistica, l’altra è la visione idealistica.

[27] Spiriti demoniaci che combattono gli dèi.

[28] Forma, suono, odore, gusto, tatto e dharma.

[29] I cinque skanda o aggregati sono: rūpa (il corpo-forma), vedanā (la sensa­zione), samjñā (la percezione, la nozione), samskarā (le impressioni risultanti, gli elementi della coscienza, lett. “I formati e i formanti”), e vijñāna (la coscienza individuale, la conoscenza discriminante).

[30] Il Maestro Hyakujō Ekai (749-814), successore del Maestro Baso Dōitsu. [Pai-chang Huai-hai]

[31] La condizione di Arhat. Si veda il cap. 36, Arakan.