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(37)

SHUNJŪ

Primavera e Autunno

 

 

Questo capitolo è indirizzato ad analizzare, dal punto di vista del Dharma, la giusta attitudine verso il caldo e il freddo. Il Maestro Dō­gen dapprima commenta il kōan del Maestro Tōzan su come evitare caldo e freddo, e poi riporta i commenti su questo kōan da parte di numerosi altri Maestri.

 

Un giorno, un monaco chiese al Grande Maestro Tōzan Gohon:[1] “Come possiamo evitare caldo e freddo?” Tōzan gli disse: “Perché non vai là dove non fa né caldo né freddo?” “Dove mai si trova questo posto?” chiese il monaco. Al che Tōzan rispose: “Quando fa freddo sii completamente freddo, quando fa caldo sii comple­tamente caldo!”

Questa storia è stata studiata da molti nel passato, e do­vremmo riprenderla anche ai giorni nostri. I Buddha e i Pa­triarchi certamente la stu­diano, e quelli che la studiano sono Buddha e Pa­triarchi. Tutti i Buddha e Patriarchi del passato e del presente, in India e in Cina, hanno realizzato il volto origi­nario di questo studio. Questa rea­lizzazione è il kōan[2] dei Bud­dha e dei Patriarchi.

Bisognerebbe chiarire la domanda del mo­naco: “Come pos­siamo evitare caldo e freddo?” Do­bbiamo esaminare molto atten­ta­mente il significato di caldo e freddo. Caldo, è comple­ta­mente caldo. Freddo, è completamente freddo. Caldo e freddo sono solo sé stessi; poiché sono solo se stessi provengono dalla testa e sono realizzati dall’occhio[3] di caldo e freddo. Sopra la testa e dentro l’occhio vi è il luogo in cui non c’è caldo né freddo. Tōzan disse: “Quando fa freddo sii completamente freddo; quando fa caldo sii comple­tamente caldo!” Così si af­fronta l’essenza di caldo e freddo. Vale a dire, quando caldo e freddo sopraggiungono bisogna ucciderli; il luogo in cui essi non possono essere uccisi esi­ste ed è là dove il freddo è completamente freddo e il caldo completa­mente caldo. Anche se proviamo un milione di modi per evitare caldo e fred­do, è an­cora caldo e freddo, da cima a fondo. Fred­do è la viva, illuminata intuizione dei Patriarchi; caldo è la cal­da pelle e carne dei nostri predecessori.

Il Maestro Zen Jōin Koboku,[4] erede nel Dharma di Fuyō, disse: “Alcuni monaci sta­vano discutendo sulla ri­sposta di Tōzan e uno di loro disse: ‘La domanda del monaco fu formulata su un li­vello relativo e la risposta di Tōzan fu data su un livello asso­luto. Tuttavia il monaco riconobbe il suono delle parole di Tōzan e, in qual­che modo, ne raggiunse il livello; di conseguenza, la ri­sposta di Tōzan doveva trovarsi su un livello relativo.’ Se inter­pretiamo in tal modo, calunniamo i nostri venerabili predecessori e spro­fondiamo nella fal­sità.

Non ave­te mai sentito il detto: ‘Quando diamo ascolto alla ra­gione degli esseri sen­zienti, la discriminazione sorge nella nostra coscienza. È come la bellezza che gradualmente diviene bruttezza proprio davanti ai vostri occhi.’[5] In linea di mas­sima, i monaci itine­ranti di mente elevata che vogliano chiarire questo, devono studiare l’Occhio e il Tesoro della Vera Legge di Tōzan. Gli altri Buddha e Patriar­chi insegnano la stessa cosa? Le loro parole hanno lo stesso va­lore? Ora chiedo ad ognuno di voi: ‘Dove si trova il luogo in cui non fa né caldo né freddo? Comprendete? Il maschio e la femmina degli uccelli nidificano nella torre del castello e sono trattenuti nella stanza dorata’.”

Join era nella linea d’insegnamento di Tōzan e fu un grande maestro anche tra i Patriar­chi. Egli ammonì i monaci di non prostrarsi al cospetto di Tōzan, perché avrebbero discriminato tra relativo e assoluto. Se il Dharma fosse stato tra­smesso da un punto di vista relativo, come si sarebbe potuto tra­mandare fino ai giorni nostri? Coloro che sono immaturi come gattini sel­vatici, o gio­vani servi, non hanno investigato l’essenza dell’insegnamento di Tōzan. Essi frain­tendono il cuore della Legge del Buddha e riten­gono, errone­amente, che Tōzan insegnasse i cinque stadi dell’as­soluto e del rela­tivo.[6] Una simile opinione è del tutto inadeguata e indegna di attenzione. L’unica cosa su cui meriti concentrarsi è l’Occhio e il Tesoro della Vera Legge di Tōzan.

Il Maestro Zen Wanshi,[7] del monte Tendō nel Keigenfu, disse: “Discutere sulla storia di Tōzan è come quando due persone giocano una partita di go. Quando uno dei due minaccia il pezzo dell’altro, l’avversario cercherà di catturare la sua pedina. Quando invece cerca di evitare la cattura, l’avversario attac­cherà. Comprendendo ciò, potete capi­re la frase di Tōzan. Tuttavia, vorrei aggiungere qualcosa a questa storia. A ben guardare non c’è né caldo né freddo. Il mare defluisce e si prosciuga, allora è facile catturare una tarta­ruga marina gigante. Perché usate una canna da pesca? È vera­mente comico.”

Qual è il significato di: “Due persone che giocano a go?” Se affermiamo: “Due persone stanno giocando a go”, si­gnifica che siamo una terza per­sona che, di fatto, non sta gio­cando. Stando così le cose dobbiamo smetterla di parlare e fronteg­giare direttamente il nostro avversario. Dobbiamo anche comprendere che le parole di Wanshi “Cerca di evitare la cattura” significano “Tu non sei me.” “Il suo av­ver­sario attaccherà” signi­fica che non c’è separazione tra di loro. Nel fango vi è fango. Se anche solo una piccola parte si in­fanga, dobbiamo lavare l’intero oggetto. Vi è un gioiello, nel gioiello, che illumina gli altri e noi stessi.

Il Maestro Zen Engo,[8] del monte Kassan, disse: “Un vassoio rotea sotto i gioielli, i gioielli rotolano sopra il vassoio; il re­lativo è nell’assoluto e l’assoluto è nel relativo. Non si vede traccia delle corna dell’antilope quand’essa si nasconde nei boschi, e il cane da caccia corre invano per tutta la foresta.”

Il Maestro Zen Myokaku[9] del Shishōji, sul monte Secchō nel Keigen-fu, era nella linea d’insegnamento del Mae­stro Chimon Kōso,[10] di Hokuto. Una volta egli disse: “L’insegnamento di Tōzan è come un ripido pendio. Perché è necessario discute­rne da un punto di vista relativo o assoluto? Sul palazzo di smeraldo brilla una luna splendente, e i latrati di Kanro[11] raggiun­gono il cielo.”

Secchō apparteneva alla terza generazione dei discen­denti di Ummon. Dovremmo dire che il suo addestramento era sufficiente. Anche se la frase: “L’insegnamento di Tōzan è come un ri­pido pendio” sembra riferirsi a qualche elevato livello di insegnamento, in realtà non è così. Questa storia su Tōzan e il monaco non è basata sull’insegnamento diretto né su quello indi­retto, e nem­meno sul sor­gere o sul non-sorgere del Buddha. E quindi, perché mai dovrebbe essere necessario usare parole co­me assoluto e relativo? Se riteniamo necessario dover usare asso­luto e relati­vo per risolvere il problema, non siamo giunti al livello di Tōzan né ab­biamo scorto il punto focale del Dharma. Dovremmo al­lora infilarci un paio di sandali di paglia e par­tire in pellegrinaggio; lasciate l’idea che il vero insegnamento di Tōzan sia basato sui cinque stadi.

Il Maestro Zen Chōrei,[12] di Ten’ne nel Ton­kino, una volta, disse: “L’assoluto è all’interno del relativo; il relativo è all’interno dell’assoluto. Continuando la rinascita come essere umano per migliaia di anni, vorrei ritornare[13] ma non posso far­cela. Piuttosto, l’er­baccia continuamente cresce davanti al cancello del tempio.”

Anch’egli usa i termini assoluto e rela­tivo, ma riesce a mettere in evidenza il punto essenziale. Non pos­siamo affer­mare che non esiste un punto essenziale; dunque, cosa è all’interno del relativo?

Il Sacerdote Busshō,[14] del Tanshū, che era nella linea di di­scendenza di Engo, disse: “Tōzan ha cercato di mo­strarci il luogo in cui non fa né caldo né freddo. I fiori sbocciano ancora una volta su un albero inaridito. Coloro che non com­prendono sono ridicoli come colui che cerca di usare la sua barca per segnare il posto in cui ha la­sciato cadere la sua spada. Questa gente vive tra le ceneri fredde.”[15] Que­sta interpretazione mostra una certa ca­pacità di comprendere il kōan di Tōzan.

Il Maestro Zen Tandō,[16] di Rokutan, disse: “Quando fa caldo siate completamente caldi e quando fa freddo siate completamente freddi. Fondamentalmente, caldo e freddo non sono in rapporto tra lo­ro. Padroneggiate l’intero mondo di caldo e freddo, allora sarà come una corona di pelle di cinghiale sulla testa di un vec­chio si­gnore.” Ed ora chiediamoci: “Qual è il significato di ‘Non so­no in rap­porto’?” Rispondete in fretta, subito!

Il Maestro Zen Kassan Butto,[17] erede nel Dharma del Mae­stro Zen Taihei Bukkan Engo, dis­se: “Molti dei seguaci dello Zen non sanno trovare il luogo in cui non fa né caldo né freddo, di Tōzan. Quando fa freddo state vicini al fuoco, quando fa caldo uscite a rinfre­scarvi. Allora saremo in gra­do di evitare caldo e freddo nella nostra vita.”

Benché Shujun fosse nella linea d’insegnamento del quinto Patriarca Hōen, le sue parole sono quelle di un bambino. Pure, la frase “Allora saremo in grado di evitare caldo e freddo nella nostra vita” contiene un embrione di compren­sione. Vale a dire, una vita comprende tutte le vite ed evitare caldo e freddo è lasciar cadere mente e corpo. Abbiamo citato un certo numero di interpre­tazioni del kōan di Tōzan, date da vari maestri di epoche diverse, ma nes­suno di loro si avvicina al suo livello. E poiché la maggior parte di loro non conosce che cosa caldo e freddo rappresentino nella vita quotidiana dei Bud­dha e dei Patriarchi, tutto ciò che possie­dono è “Uscire a rinfrescarsi” e “Re­stare accanto al fuoco.” È ve­ramente un peccato.

Dovremmo chiederci come investigare caldo e freddo vi­vendo con un vecchio maestro Zen. È una vergogna che la Via dei Buddha e dei Patriarchi sia andata perduta. Gli studenti do­vrebbero, prima, imparare il reale significato ed il vero momento di caldo e freddo, e poi, darne le proprie interpretazioni e com­menti. Se non siete in grado di giungere a questo livello, cer­cate di scoprire le vostre carenze. La gente mondana riesce a comprendere il sole e la luna e conosce il mondo fenomenico. Venerabili, saggi, e pazzi sono così chiamati secondo la loro ri­spettiva comprensione. Non pensate che il caldo e il freddo della Via del Buddha siano uguali al caldo e al freddo dei pazzi. Questo è ciò che dobbiamo studiare con serietà.

 

 

Questo fu trasmesso in due diverse occa­sioni, nell’anno 1244, come esposizione e com­memorazione del meravi­glioso insegnamento di Tōzan.

Un Patriarca[18] disse: “Molti ani­mali possiedono le corna, ma un solo corno di kirin[19] è sufficiente.”



[1] Il Maestro Tōzan Ryōkai (807-869), nella linea di trasmissione del Maestro Yakusan Igen. [Tung-shan Liang-chieh]

[2] Kōan, è l’abbreviazione di Kofu Antoku, che era in origine il nome di una tavola sulla quale venivano esposte le nuove leggi ufficiali, in Cina. All’interno della Via il suo significato è duplice. Uno rappresenta la concreta manifestazione del Dharma, l’Universo stesso, la realtà (Si veda il cap. 1, Genjōkōan). L’altro, rappresenta una storia che manifesta i principi universali del Dharma del Buddha.

[3] Cioè, la radice e l’essenza.

[4] Il Maestro Koboku Hōjō (?), un successore del Maestro Fuyō Dōkai.

[5] Parole del Maestro Kassan Zenne (805-881). [Chia-shan Shan-hui]

[6] L’assoluto nel relativo, il relativo nell’as­soluto, l’assoluto in sé, il relativo in sé, l’assoluto come relativo, il relati­vo come assoluto.

[7] Il Maestro Wanshi Shōgaku (1091-1157), era nella linea di trasmissione del Maestro Tōzan Ryōkai [Hung-chih Cheng-chüeh]

[8] Il Maestro Engo Kokugon (1063-1135), nella linea di trasmissione del Maestro Yōgi Hōe. Ha scritto la “Raccolta della Roccia Blu”. [Yüan-wu K’o-ch’in]

[9] Il Maestro Setchō Jūken (980-1052), nella linea di trasmissione del Maestro Unmon Bun’en. Myōkaku Zenji è il suo nome postumo. [Hsüeh-tou Chung-hsien]

[10] Il Maestro Chimon Kōso (?), successore del Maestro Kyōrin Chō-on e di­scendente di settima generazione del Maestro Seigen Gyōshi. [Chih-men Kuang-tso]

[11] Kanro, è un cane famoso nella letteratura cinese per la sua dili­genza e pa­zienza.

[12] Il Maestro Chorei Shitaku (?-1123).

[13] Alla condizione di non-rinascita o nirvāna.

[14] Il Maestro Settan Tokkō (1121-1203), nella linea di trasmissione del Maestro Engo Kokugon. [Cho-an Te-kuang]

[15] Cioè, è priva di comprensione.

[16] Il Maestro Tandō Bunjun (1060?-1115), successore del Maestro Shinjō Ko­kubun. Era noto anche con il nome di Rokutan che era il nome di uno stagno presso cui viveva.

[17] Noto anche come Shujun (1078?-1134).

[18] Il Maestro Seigen Gyōshi (?-740), uno dei successori del Maestro Daikan Enō. Egli fu il settimo Patriarca in Cina. [Ch’ing-yüan Hsing-ssu]

[19] Si tratta di un animale mitologico. Queste parole significano che un solo eccellente discepolo è sufficiente.