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SHISHO

Il Certificato della Successione

 

 

L’argomento qui trattato è relativo ad un documento che il maestro conferisce dopo che l’allievo ha realizzato il Dharma del Buddha. Non si tratta della padronanza intellettuale di una teoria filosofica bensì, come ha insegnato il Patriarca Bodhi­dharma, dell’ottenere la pelle, carne, ossa e midollo del proprio mae­stro, attraverso prassi ed esperienza, al di là di intelletto e logica, di­rettamente nel campo della prajñā. Questo è un aspetto fondamen­tale della tradizione buddhistica poiché rappresenta, di fatto, la vera garanzia che l’insegnamento originario sia pervenuto ai giorni nostri sostanzialmente inalterato. Ecco perché si suole dire che la tra­smissione del Sigillo della Mente è “Da Maestro a Maestro, da Bud­dha a Bud­dha.”

 

Innegabilmente tutti i Buddha si trasmet­tono il Dharma l’un l’altro, e tutti i Patriarchi si sono vicendevolmente trasmessi il Dharma. Questa reciproca garanzia di illuminazione è la corretta trasmissione da mae­stro ad allievo; perciò otteniamo il supremo risveglio. Non es­sendo un Buddha non potete ri­cevere il sigillo dell’illuminazione, e se non possedete il sigillo dell’illuminazione non potete essere un Bud­dha. Chi altri, di là dal Buddha, può concedere il sigillo del risveglio?

Quando si riceve il sigillo dell’illuminazione, c’è un risveglio-da-sé, senza alcun maestro, e un risveglio-da-sé dell’assenza di un sé. Perciò diciamo che i Buddha trasmettono il risveglio e che i Patriarchi sono, l’un l’altro, garanti della rispettiva illuminazione. Se non siete un Buddha non potete chiarire l’essenza di questo principio. Anche coloro che hanno rag­giunto il più alto livello, o perfino la condizione di Bud­dha, non riescono ad afferrarlo facilmente; come possono fare congetture su questo argomento gli studiosi dei sūtra e dell’abhi­dharma?[1] Anche se pre­tendono di spie­garlo, in realtà essi non ne hanno una vera comprensione. I Buddha trasmettono ai Buddha e solamente i Bud­dha sanno padroneggiare la Via del Buddha. Non vi è luogo in cui non vi siano Bud­dha. Per esempio, le pietre trasmettono le pie­tre, la giada trasmette la giada, ed i pini e i crisantemi tra­smettono e tramandano il sigillo del risveglio. Ogni generazione di pini, o di crisantemi, passa la sua vita alla generazione suc­cessiva. Se non sapete vedere questo non vedrete mai il sigillo dell’illuminazione che è patrimonio comune di tutti i Buddha e Patriarchi. Pur trovandosi in presenza della corretta trasmissione della Via, da Buddha a Buddha, gli studiosi dei sūtra e dell’abhi­dharma non la in­terrogano. È davvero un pec­cato; essi somigliano al Buddha ma, in realtà, non sono né figli Suoi né Suoi discendenti.

Una volta, Sōkei[2] disse ad un’assemblea: “Vi sono quaranta Patriarchi, dai sette Buddha fino a Eno, e da Eno ai sette Buddha vi sono quaranta Patriarchi.” Questo principio è l’essenza della corretta trasmissione dei Buddha e dei Patriarchi. I sette Buddha si sono mani­festati nell’arco di innumerevoli kalpa del passato e del presente, ep­pure, la Via e la trasmis­sione del Buddha esistono nella trasmissione diretta dei quaranta Patriarchi, da maestro ad allievo. Per questo, tra il sesto Pa­triarca e i sette Buddha c’è la trasmissione dei qua­ranta Pa­triarchi, e tra i sette Bud­dha e il sesto Patriarca c’è in­dubbiamente, la trasmissione di quaranta Buddha. Così è la Via dei Buddha e dei Pa­triarchi. 

Se non vi fosse la reciproca garanzia di risveglio tra i Bud­dha e i Patriarchi, non esiste­rebbe nemmeno la prajñā,[3] né essi po­trebbero comprendersi l’un l’altro. Senza la prajñā non possiamo avere né fiducia, né possiamo credere. Se i Patriarchi non si compren­dessero l’un l’altro, non ci sarebbe garanzia di una comune illumina­zione.

Usiamo l’espressione “Quaranta Patriarchi” limitatamente ai Patriarchi che sono vissuti in questa era. La trasmissione da Buddha a Buddha è antica e pro­fonda; essa non recede e non devia, non si as­sesta, né si inter­rompe, mai. Tale principio significa che Śākyamuni conseguì la Via e la trasmise a Mahākāśyapa,  prima dell’epoca dei sette Buddha. Ben­ché si dica che il Buddha Śākyamuni a trent’anni realizzasse la Via, in realtà egli è esistito prima dell’epoca dei sette Buddha; tutti i Bud­dha hanno ottenuto la Via, a quel tempo, nello stesso istan­te. Questo spe­cifico conseguimento è avvenuto prima, dopo, e contemporaneamente a quello di tutti i Bud­dha. Questo è il principio da investigare nella trasmissione del Dharma da Śākyamuni a Mahākāśyapa; se non conosciamo tale principio, dobbiamo an­cora chiarire la Via. Non avendo ancora chiarito la Via non ci è dato di sapere nulla della trasmissione del Buddha. “Trasmissione del Buddha” significa es­sere l’erede del Buddha.

Una volta, Ānanda[4] chiese a Śākyamuni: “Di chi sono allievi tutti i Buddha del pas­sato?” Śākyamuni rispose: “Tutti i Buddha del pas­sato sono allievi miei, allievi del Buddha Śākyamuni.” Questo è valido per tutti i Buddha. La Via del Buddha è onorare, trasmettere e realizzare la trasmissione del Buddha.

Nella Via, ogni qualvolta si tra­smette il Dharma, c’è sicura­mente shisho,[5] il Sigillo della Trasmissione. Se non vi fosse trasmissione del Dharma tutti diverrebbero, in conseguenza a ciò, dei profani. Se la Via del Buddha non fosse stata trasmessa in un modo preciso e certifi­cabile, come avrebbe potuto giungere fino ai giorni nostri? Chiunque si trovi nella linea di trasmissione del Buddha ha, dunque, ricevuto il si­gillo del Buddha che tra­smette il Bud­dha. L’acquisizione del sigillo del Buddha che tra­smette il Buddha, dovrebbe essere utilizzata per chiarire il mo­vimento di sole, luna e stelle, e l’ottenimento di pelle, carne, ossa e midollo. Per trasmettere il Dharma si utilizza a volte un kesa,[6] a volte un bastone, oppure un ramo di pino, uno scacciamosche, un fiore di udumbara, un abito do­rato, e anche un sandalo di paglia o uno shippei.[7]

In caso di trasmissione, il sigillo viene preparato con il san­gue estratto da un dito o dalla lingua; può anche essere scritto con olio o latte; entrambi i modi sono accettabili. Sia chi trasmette, sia chi ri­ceve, costituiscono la trasmissione del Buddha. Invero, il Sigillo della Trasmissione mani­festa i Buddha ed i Patriar­chi, e così è realizzata la trasmissione del Dharma. Con essa, i Buddha e i Patriar­chi elargiscono il Dharma liberamente, senza alcun motivo o aspetta­tiva. Dove esi­ste la tra­smissione del Dharma, lì esistono Buddha e Patriarchi.

Il ventottesimo Patriarca[8] venne da occidente; così l’es­senza della trasmissione del Dharma fu, per la prima vol­ta, udita in oriente. Prima di un simile avvenimento nessuno la conosceva; gli insegnanti della dottrina e gli esperti dell’abhidharma non ci avevano nep­pure mai pensato. Nemmeno i dieci ve­nerabili e i tre saggi non sono superiori a questo insegnamento, e chiunque studi il Tripitaka[9] o recita salmodie segrete, non può nemmeno cominciare a dubi­tarne l’esistenza. È vergo­gnoso che costoro, benché siano esseri umani che possiedono la ca­pacità di conseguire il Dharma per diritto di nascita, si preoccu­pino eccessiva­mente di insegnamenti minori od oscuri, conti­nuando ad ignorare tutto del Dharma e dei suoi diversi aspetti. Perciò è necessaria molta cura nell’adottare un adeguato meto­do di studio, e con­centrarsi sullo sviluppo di una cor­retta attitu­dine all’investigazione.

Quando mi trovavo nella Cina della dinastia Sung, ho avuto la possibilità di osservare con ri­spetto diversi sigilli della trasmissione. Ne ho visti di molti diversi tipi. Uno di questi apparte­neva all’abate di Iichi, che era stato invitato dal suo tempio nella provincia di Secchō, sul monte Tendō. Egli era a capo del monastero di Kōfuku-ji ed era nato nella stes­sa città del mio defunto Maestro. Quest’ultimo era solito dire: “Se avete qualche domanda sul risveglio, chie­dete al Sei-dō.”

Un giorno il Seidō[10] mi disse: “È interes­sante poter guardare una calligrafia antica. Ne hai mai vista una?” “Solo pochi esemplari”, ri­sposi. “Mi è capitato di entrare in pos­sesso di un rotolo; ora te lo mostro.” Così dicendo, tirò fuori un Sigillo della Tra-smissione. Questo apparteneva alla linea di trasmissione di Hōgen[11] e faceva parte degli averi di un altro vecchio monaco, insieme alla sua ciotola e al suo kesa; in effetti non apparteneva al Seidō Iichi. Su quel sigillo c’era scritto: “Il pri­mo Patriarca Mahākāśyapa fu illuminato dal Buddha Śākyamuni; il Buddha Śākyamuni fu illuminato dal Buddha Kā­śyapa.” Vedere questo sigillo aumentò la mia deter­minazione e raf­forzò la mia fiducia nella corretta trasmissione del Dharma, da uno all’altro. Non avevo mai visto un simile documento e in quell’istante preciso compresi la necessità di proteggere e preservare gli eredi nel Dharma dei Buddha e dei Patriarchi. Non riuscii ad esprimere la mia profonda emozione.

Quando l’anziano Sōgetsu divenne il principale discepolo sul monte Tendō, vidi un esempio del Sigillo della Trasmissione utilizzato nella linea di Ummon[12]. Il sigillo di Sōgetsu recava innanzi tutto il nome del Maestro, poi l’elenco di tutti i Buddha e Pa­triarchi, fino al nuovo Patriarca. C’era, dunque, la lista degli oltre quaranta Patriarchi discendenti del Tathāgata compreso lui, l’ul­timo. È come se i Patriarchi trasmettessero direttamente la loro Leg­ge al nuovo Pa­triarca. Di fatto, Mahākāśyapa, Ānanda e tutti gli altri procedono insieme, in un’unica corrente.

Chiesi a Sōgetsu: “Per quale motivo vi sono cinque di­verse scuole Zen?[13] Dato che esiste una sola corretta trasmissione dall’India, perché mai sono sor­te queste differenze?” Sōgetsu ri­spose: “Sembra che vi siano differenze, ma dovremmo sempli­cemente stu­diare come studiò il Buddha sul monte Ummon. Perché il Buddha Śākyamuni rispettava gli altri? Perché sa­peva che tutti gli esseri umani hanno la capa­cità di raggiungere il risveglio. Perché Ummon rispettava gli al­tri? Per la stessa ragione.” Dopo che ebbi udito questo, fui in grado di raggiungere una certa comprensione del Sigillo della Trasmissione.

Si dice che certi monaci dei maggiori tem­pli del di­stretto di Kosetsu trasmettano le vite di Rinzai, Ummon e Tōzan. Tuttavia, molti sedicenti eredi di Rinzai sono egocentrici e disonesti. Essi stu­diano sotto un maestro famoso e poi gli chiedono un suo ritratto o un saggio di calligrafia che utiliz­zano, in un secondo momento, come testimo­nianza della tra­smissione. Peggio ancora, vi sono monaci, non migliori dei cani, che fanno visita a molti diversi maestri chiedendo loro un ritratto o una calligrafia e, in questo modo, ne accumulano una gran quantità. Rag­giunta una certa anzianità, questi corrompono dei funzionari perché li appoggino nel fondare un nuovo tempio di cui diventano abati, pur senza aver rice­vuto il Sigillo della Trasmissione da un vero mae­stro. Inoltre, a loro volta, costoro pretendono di tra­smettere il Dharma a gente famosa, re, ministri e ami­ci intimi, senza in realtà possederlo; essi aspirano solo ad essere famosi. È davvero scandaloso che simili atti fraudolenti avven­gano in quest’epoca decadente. Tra tutti questi, non ce n’è uno che possa nemmeno sognarsi la Via dei Buddha e dei Pa­triarchi.

Generalmente, come si può verificare negli annali delle diverse scuole, saggi calligrafici e ritratti sono libe­ra­mente donati a studiosi, laici, gio­vani monaci, mercanti e così via. Vi so­no persone che, incapaci di ricevere la Legge, ma sma­niose di ri­cavare profitto dalla trasmissione del Dharma, tormentano il maestro per farsi rega­lare una calligrafia. I maestri che hanno conseguito la Via del Buddha non sono soliti donare rotoli di­pinti, alcune volte però si rassegnano alle circo­stanze e ne scrivono uno. Questi maestri, così fa­cendo, agi­scono in contrasto con la prassi tradizionale; di fatto, essi sem­plicemente rilasciano la certifi­cazione che una certa persona è al­lievo loro.

Recentemente ha preso piede l’usanza di con­cedere la trasmis­sione del Dharma a chiunque abbia acquisito qualche potere studiando sotto un mae­stro. Un simile sigillo attesta so­lamente che l’allievo ha imitato il maestro. La maggior parte dei monaci ha la tendenza a re­stare presso un solo maestro, ascol­tare i suoi insegnamenti, vivere nel monastero, dedicarsi allo studio e cercare di chia­rire la grande que­stione di vita e morte, sperando di ricevere quel Sigillo della Trasmissione che in realtà non otterrà mai.

Un monaco chiamato Den, discendente del Maestro Zen Butsugen[14] di Ryūmon, era l’addetto ai sūtra e possedeva un Sigillo della Trasmissione. All’inizio del peri­odo Kajō,[15] l’anziano Kōzen, un giap­ponese, si prese cura di Den che si era ammalato. Kōzen  si oc­cupò di lui con molta sollecitudine e Den, volendolo ringraziare, tirò fuori il suo Sigillo della Trasmissione, lo pose davanti a Kōzen e si prostrò. Questo genere di cose, cioè guardare il sigillo e prostrarsi, si fa raramente.

Otto anni più tardi, nell’autunno del 1223, giunsi per la prima volta sul monte Tendō, e l’anziano Kōzen gentilmente pregò il Maestro dei sūtra Den di mostrarmi il suo Sigillo della Trasmissione. Sul documento c’erano scritti i nomi di tutti i Pa­triarchi a partire dai sette Buddha, fino a Rinzai; sopra il nome di Rinzai vi erano (scritti) quaranta­cinque Patriarchi. Dopo il nome di Rinzai era dise­gnato un grande cerchio, all’interno del quale sta­va scritto il nome del monaco, affian­cato dai loro due sigilli. Il no­me del nuovo erede nel Dharma era poi seguito dalla data. Per­fino un insigne maestro come Rinzai, sembra che non fosse in grado di sti­lare un qualcosa di meglio di un simile inadeguato sigillo.

Il mio defunto Maestro Tendō,[16] l’Abate capo, era molto se­vero con chi si vantava di aver rice­vuto la trasmissione del Dharma. La sua era una comunità di vecchi Buddha, ed egli aveva completamente riformato il monastero. Nyojō stesso non indos­sava mai un kesa ela­borato. Egli aveva ricevuto la veste del Dharma di Dōkai del monte Fuyō,[17] ma non l’aveva indossata neppure per la cerimonia del suo insediamento. Non indossò mai abiti costosi, in nessun periodo della sua vita. Egli era lodato e rispettato come uomo dalla vera conoscenza e com­prensione sia da chi comprendeva il significato delle sue azioni, sia da chi non lo comprendeva.

Il mio defunto Maestro, un vecchio Buddha, era solito ammonire sempre i monaci dicendo: “Negli ultimi anni molti usano i nomi dei Patriarchi, indossano le vesti del Dharma per vanagloria, si lasciano crescere i capelli e rincorrono i titoli elargiti dall’impera­tore per di­ventare famosi. È veramente un peccato. Come si può salvare questa gente? Pur­troppo, dappertutto, gli anziani so­no privi della mente che cerca la Via e non studiano realmente. Tra migliaia di monaci, non c’è nessuno che com­prenda real­mente il vero significato del Sigillo della Trasmissione o della tra­smissione del Dharma, e questa è una degene­razione della Via dei Patriar­chi.” Egli ammoniva in questo modo tutti i monaci, ma nessuno nutriva rancore nei suoi confronti. Se dunque stu­diate la Via con mente imperturbabile, sicuramente troverete il Sigillo della Trasmissione. Quando lo avrete trovato, quello sarà il vero studiare la Via.

Il Sigillo della Trasmissione della scuola Rinzai reca in­nanzi tutto il nome del successore e poi l’attestazione che la per­sona in og­getto ha studiato sotto il maestro, che è entrato a far parte della comu­nità, ha ricevuto istruzioni personali, ha ottenuto la trasmissione del Dharma, o l’attestazione di qualsiasi altra cosa, se­condo il caso. A questo segue l’elencazione dei Patriarchi del passato. In sostanza, comunque, non è importante chi fu il pri­mo o l’ultimo a trasmettere il Dharma, ma è fonda­mentale attestare che la per­sona possiede una reale penetrazione intuitiva e che conosce il più pro­fondo insegnamento. Questo è lo stile della scuola Rin­zai.

Io effettivamente l’ho visto, e questo ne era il tenore:

Il Maestro dei sūtra Ryōha dell’Ibu è diven­tato mio allievo. Tokko[18] ha studiato sotto Sōkō del Kinzan. Kinzan era l’erede nel Dharma di Hōen[19] del ramo Yōgi. (Hō)en era l’erede nel Dharma di (Shu)zui di Kai-e. (Shu)zui era l’erede nel Dharma di Yōgi (Hō)e. (Hō)e era l’erede nel Dharma di Jimyo (So)en. (So)en era l’erede nel Dharma di Fuyō (Zen)shō. (Zen)shō era l’erede nel Dharma di Fuke­tsu (En)shō. (En)shō era l’erede nel Dharma di Nan-in (E)gū. (E)gū era l’erede nel Dharma di Kōkei (Son)jō. (Son)jō era l’eccellente erede nel Dharma dell’Alto Patriarca Rinzai.” Questo Sigillo della Trasmissione era stato scritto dal Mae­stro Zen Settan Tokkō, del monte Aiku, per Musai Ryōha. Quando questi era abate del monte Tendō, il novizio Chikō portò il sigillo, di na­scosto, nell’alloggio dei monaci e me lo fece vedere. Ciò av­venne il 21 gennaio 1224 e non posso neppure ten­tare di descrivere quanto profondamente fossi im­pressionato nel vedere, per la prima volta, un Sigillo della Trasmissione; aveva la stessa magnificenza dei Buddha e dei Patriarchi. Dopo aver ac­ceso un in­censo mi prostrai e quindi lo esaminai con rispetto.

Ora vi narrerò l’intera storia. Nel mese di luglio dell’anno precedente ebbi un colloquio pri­vato, in uno degli edi­fici, con Shikō, il segreta­rio generale del monastero. In quell’oc­casione gli chiesi: “In questo momento, vi è qui qualcuno che possieda un Sigillo della Trasmissione?” Egli ri­spose: “Evidentemente l’abate ne possiede uno. For­se te lo mostrerà se glielo chiedi con le do­vute maniere.” A seguito di questa conversa­zione ripensai all’argomento in continuazione, giorno e notte. L’anno seguente pregai il novizio Chikō di farmelo vedere ed egli infine acconsentì, constatando la mia buona fede. Questo Sigillo della Trasmissione era avvolto in seta bianca, montato su broccato rosso, con un pezzo cilindrico di giada ad una delle estremità. Era largo circa nove ts’un[20] e lungo sette piedi. Un simile documento non viene certo mostrato a chiunque, per cui fui molto grato a Chikō. Mi recai immediatamente nella stanza dell’abate, ac­cesi un incenso e mi prostrai per manifestare la mia gratitudine al monaco Musai. L’abate mi disse: “È veramente raro avere l’opportunità di vedere un Sigillo della Trasmissione. Ora sei giunto al vero studio della Via.” Udendo queste parole fui colmo di gioia.

Più tardi, nel periodo Hōkyō,[21] mentre ero in pellegrinag­gio ai monti Tendai, Gato ed altri, giunsi al Man­nenji nell’Heiden. Abate di quel monastero era Gensu di Fukushū. Il suo insediamento era avvenuto dopo il ritiro dell’anziano Shūton, e il monastero prosperava. La prima volta che lo incontrai parlò delle tradizioni dei Buddha e dei Patriar­chi e nominò Dai-i[22] e Gyōzan.[23]

Il Maestro Genshi mi chiese: “Hai visto il mio Sigillo della Trasmissione?” Risposi: “No. Come avrei potuto?” Allora si alzò e tirò fuori il suo sigillo. Mi dis­se: “Non lo faccio vedere neppure ai miei più in­timi amici né a coloro che mi sono allievi da lun­go tempo. Que­sta è una regola del Dharma dei Buddha e dei Pa­triarchi. Un giorno tuttavia, mentre ero in città in visita al go­vernatore, ho fatto questo sogno. Il Maestro Zen Hōjō,[24] del monte Daibai, te­nendo in mano un ramo di pruno fiorito, mi di­ceva: ‘Se vi è qualcuno che viene da molto lontano con una na­ve, per individuare il Vero Uomo, non ne­gargli questi fiori’ e mi porse il ramo. Mi ricordo di aver detto nel sogno: ‘Se non sarà arrivato con una nave gli darò trenta colpi.’ Detto per inci­so, questo è avvenuto meno di cinque giorni fa e ora ti vedo qui. Ma non solo. Tu arrivi da molto lontano con una nave, e il mio Sigillo della Trasmissione è avvolto in un drappo di seta decorato con fiori di pruno. È proprio quello a cui Daibai si ri­feriva nel sogno e, poiché ciò si è avverato, ho tirato fuori il mio sigillo; non esiterò a concederti la mia trasmissione se vera­mente la vuoi.”

Vedermi offrire il Sigillo della Trasmissione di Genshi rese inesprimibile la mia gioia ma non lo accettai, limitandomi ad offrire incenso, prostrarmi, e rendergli omaggio. Il monaco atten­dente che portò l’incensiere disse: “È questa la prima volta che ve­do il Sigillo della Trasmissione.” Pen­sai tra me che tutto ciò avveniva per la magnanimità dei Buddha e dei Patriarchi. Altri­menti, come avrebbe potuto uno sciocco straniero come me ac­cedere alla vista del Sigillo della Trasmissione di qualcuno? La­crime di gratitudine bagnarono le mie guance.

Questo accadde mentre ci trovavamo soli nell’appartamento dell’abate, in un locale dove era custodita l’immagine di Vimalakīrti. Il sigillo era scritto su seta deco­rata con motivi di fiori di pruno; era largo circa nove pollici e lungo otto piedi. L’asticella era di giada gialla e il bordo era di broccato.

Ritornando al monte Tendō, dal Tendai, pas­sai una notte nel Goshōji sul monte Ōbai, nell’alloggio per gli ospiti an­nesso alla sala per l’addestramento dei novizi. Lì, sognai il Pa­triarca Daibai Hōjō che apparve e mi diede un ramo di pruno fiori­to. Dobbiamo sempre essere sinceri quando par­liamo del Sigillo della Trasmissione. Il ramo era lun­go circa un piede. Quei fiori di pruno sono diversi da un fiore di udumbara? Addormentato o sveglio, la realtà deve essere la stessa. Non ho mai parlato a nes­suno di questo episodio, né quando ero in Cina né dopo essere tornato in Giappone.

Il Sigillo della Trasmissione in uso nella linea del Dharma di Tōzan è diverso da quello della linea di Rinzai e delle altre scuole. Ciò che sta na­scosto nella fodera interna degli abiti dei Buddha e dei Pa­triarchi è il Sigillo della Trasmissione, scritto da Sōkei col sangue tratto da un pol­pastrello dell’Alto Patriarca Seigen,[25] ed a lui affi­dato. Esso fu scritto col sangue sia di Seigen sia di Sōkei. Così erano stilati i sigilli della trasmissione scritti all’epoca del primo e del se­condo Patriarca. Non si dovrebbe mai scrivere sul sigillo “Mio figlio trasmette la mia Legge” o cose del genere. Tutti i Buddha del passato hanno sti­lato i sigilli nel modo che vi ho illustrato.

Dovremmo dunque sapere che il sangue di Sōkei è me­sco­lato con il sangue di Seigen, e vice­versa. Solo il Patriarca Seigen rice­vette il si­gillo dell’attestazione da Sōkei, e nessun al­tro. Coloro che comprendono questo, sanno che il Dharma del Buddha è stato corret­tamente trasmesso solo da Seigen.

 

Il Sigillo della Trasmissione.

Il mio defunto Maestro, un vecchio Buddha, l’Abate di Ten-dō, disse: “Tutti i Buddha hanno cer­tamente ricevuto la tra­smis­sione del Dharma. Vale a dire, il Buddha Śākyamuni ha ri­cevuto la trasmissione dal Buddha Kāśyapa. Il Buddha Kāśyapa l’ha ricevuta dal Buddha Kanakamuni. Il Buddha Kanakamuni l’ha ricevuta dal Buddha Krakucchanda. È così che il Buddha trasmette continuamente il Buddha, fino ai giorni nostri. In ciò dobbiamo avere fiducia e ciò dobbiamo rice­vere. Questo è il modo corret­to di apprendere il Bud­dha.” Allora gli chiesi: “Il Buddha Kāśyapa entrò nel parinirvāna prima che il Buddha Śākyamuni na­sces­se nel mondo e conseguisse la Via. Com’è che i Buddha delle ere passate possono trasmettere il Dharma a quelli della nostra epoca? Qual è il prin­cipio che sta dietro a ciò?”

Il mio defunto Maestro disse: “Il tuo punto di vista è lo stesso degli studiosi dei sūtra e dei seguaci dell’Hīnayāna, e non è quello della Via dei Buddha e dei Patriarchi. La nostra tra­smissione del Buddha non è affatto così. Abbiamo sì imparato che Śākyamuni ricevette la trasmissione dopo l’entrata di Kāśyapa nel parinirvāna, ma dovremmo anche imparare che il Buddha Kāśyapa trasmise il Dharma al Buddha Śākyamuni prima di entrare nel parinirvāna. È opinione da profani pensare che il Buddha Śākyamuni non abbia ricevuto la trasmissione da Kāśyapa. Coloro che la pen­sano in questo modo, come potranno avere fiducia nel Buddha? La trasmissione da Buddha a Buddha è proseguita fino ad oggi, e ogni Buddha ha preservato la corretta trasmissione. Non è come una serie di cose diverse messe in fila, oppure riunite assieme. La trasmissione passa da Bud­dha a Buddha senza alterazioni di sorta; non cu­rarti di quanto tempo è intercorso, né di quanti anni sono stati dedicati alla prassi. Solamente i seguaci dell’Hīnayāna si occupano di ciò. Se affer­miamo che il Dharma del Buddha è nato con Śākyamuni, allora esso è vecchio solo di duemila anni e comprende quaranta o cinquanta ge­nerazioni. Questa non sarebbe una trasmissione antica ma abbastanza recente. Non affrontare in questo modo lo studio della trasmissione del Buddha. Studia piuttosto che il Buddha Śākyamuni ricevette la trasmissione dal Buddha Kāśyapa e che quest’ultimo la con­ferì al Buddha Śākyamuni. Se com­prendi questo, conoscerai la vera trasmissione dei Buddha e dei Patriarchi.”

Così, per la prima volta imparai qualcosa sulla corretta trasmissione dei Buddha e dei Pa­triarchi e sradicai tutte le mie opinioni errate.

 

 

Scritto il 27 marzo 1241, nel Kannondōri-Koshōhōrinji, dallo śramana Dōgen che ha trasmesso il Dharma dalla Cina della dinastia Sung.

Letto ai monaci il 12 dicembre dello stesso anno. Rico­piato da Ejō, il 25 febbraio 1242, nell’alloggio del discepolo principale.



[1] L’Abhidharma, è il canestro dei commentari che assieme ai Sūtra (i discorsi), e al Vinaya (i precetti), forma i tre canestri dell’Insegnamento, il Tripitaka

[2] Il Maestro Daikan Enō (638-713), successore del Maestro Daiman Kōnin. Spesso è chiamato semplicemente Sesto Patriarca o Sōkei, dal monte su cui dimorava. [Ta-chien Hui-neng]

[3] Una delle sei pārāmita o perfezioni. Prajñā è la conoscenza intuitiva profonda, trascendente; è la forma più alta e completa di conoscenza, e non ha nulla a che vedere con la conoscenza concettuale.

[4] Il Maestro Ānanda, uno dei dieci grandi discepoli, fu il successore del Venerabile Mahākā-śyapa e quindi secondo Patriarca dell’India. Cugino del Buddha, per quarantaquattro anni ne fu il monaco assistente.

[5] Shisho, il Sigillo della Trasmissione, è l’attestazione scritta del risveglio e dell’avvenuta trasmissione del Dharma.

[6] Dal sanscrito kāsāya, rappresenta l’abito tradizionale del Buddha. Si veda il cap. 78, Kesa Kudoku.

[7] Un piccolo scettro simbolico, di bambù.

[8] Il Maestro Bodhidharma (?-528), ventottesimo Patriarca in India e primo Patriarca in Cina. Visse nel tempio di Shaolin, uno dei vari monasteri buddhistici che già esistevano tra i monti Sung-shan, nel nord-ovest della Cina, introducendo la prassi dello zazen.

[9] Tripitaka: i tre canestri dell’Insegnamento. Sono suddivisi in Sūtra (i discorsi), Vinaya (i precetti) e Abhidharma (i commentari).

[10] Oltre al Seidō (l’abate), i sei ruoli principali all’interno di un tempio sono: Tsūsu (il capo funzionario, che controlla e dirige gli uffici del tempio), Kansu (il priore), Fūsu (l’assistente priore), Dosu o Ino (il rettore o supervisore dei monaci nella Sala dello zazen), Tenzo (il capo cuoco), e Shissui, il capo della manutenzione.

[11] Il Maestro Hōgen Mōn’eki (885-958), nella linea di trasmissione del Maestro Seppō Gison e fondatore della scuola Hōgen. [Fa-yen Wen-i]

[12] Il Maestro Unmon Bun’en (864-949), nella linea di trasmissione del Maestro Seppō Gison. [Yün-men Wen-yen]

[13] Il Dharma trasmesso dal se­sto Patriarca Daikan Enō (Ta-chien Hui-neng, 638-713), nel corso di alcune generazioni, diede vita a cinque diverse scuole ch’an, ciascuna come ‘Linea di Trasmissione’ e cioè:

. la scuola Sōtō Zen, dai nomi di Sōzan Honjaku [Ts’ao-shan Pen-chi, 840-901] e Tōzan Ryōkai [Tung-shan Liang-chieh, 807-869].

. la scuola Rinzai Zen, dal nome di Rinzai Gigen [Lin-chi I-shüan, 815?-867];

. la scuola Hōgen Zen, dal nome di Hōgen Mon’eki [Fa-yen Wen-i, 885-958];

. la scuola Igyō Zen, dai nomi di Isan Reyū [Kuei-shan Ling-yu, 771-853] e Kyōzan  Ejaku [Yang-shan Hui-chi, 833-887];

. la scuola Unmon Zen, dal nome di Unmon Bun’en [Yün-men Wen-yen, 864-949].

[14] Il Maestro Butsugen Seigen (1067-1120), nella linea di trasmissione del Maestro Yōgi Hōe.  [Fo-yen Ch’ing-yüan]

[15] 1215 ca.

[16] Il Maestro Tendō Nyojō (1162-1227), nella linea di trasmissione del Maestro Tōzan Ryōkai. [T’ien-t’ung Ju-ching]

[17] Il Maestro Fuyō Dōkai (1043-1118), nella linea di trasmissione del Maestro Tōzan. [Fu-jung Tao-chieh]

[18] Il Maestro Settan Tokkō (1121-1203), nella linea di trasmissione del Maestro Engo Kokugon. [Cho-an Te-kuang] 

[19] Il Maestro Goso Hōen (?-1104). [Wu-tsu Fa-yen]

[20] Uno ts’un equivale a circa 3 cm.

[21] 1224 circa.

[22] Il Maestro Isan Reiyū (771-853), successore del Maestro Hyakujō Ekai. Il suo titolo postumo è Daien Zenji. Noto anche come Daii. [Kuei-shan Ling-yu]

[23] Il Maestro Kyōzan Ejaku (833-887), successore del Maestro Isan Reiyū. [Yang-shan Hui-chi]

[24] Il Maestro Daibai Hōjō (752-839), nella linea di trasmissione del Maestro Baso Dōitsu. [Ta-mei Fa-Ch’ang]

[25] Il Maestro Seigen Gyōshi (?-740), uno dei successori del Maestro Daikan Enō. Egli fu il settimo Patriarca in Cina. [Ch’ing-yüan Hsing-ssu]