Introduzione   |   Indice sinottico   |   Capitoli   |   Ricerca   |   Contatti

back

(42)

SESSHIN SESSHŌ

Spiegare la Mente, Spiegare la Natura

 

 

Questo capitolo è dedicato in massima parte al commento di un kōan del Maestro Tōzan e all’analisi delle parole di altri maestri, sul medesimo argomento. Il Maestro Dōgen contesta la posizione di chi vor­rebbe eliminare ogni studio e investigazione su mente e natura, a fa­vore di un esclusivo lasciar cadere o abbandonare, e sottolinea la necessità e l’importanza di un forte spirito d’investigazione, nello studio del Dharma.

 

Il Grande Maestro Tōzan Gohon,[1] durante un pellegri­naggio con il Ma­estro Zen Shinsan Somitsu,[2] nell’indicare un tempio, disse: “Den­tro a quel tempio c’è qualcuno che spiega la mente e che spiega la natura.” Somitsu chiese: “Chi è?” “Se poni una simile domanda vai diritto alla morte” ri­spose Tōzan. E Somitsu chiese di nuovo: “Ma chi è che spiega la mente e la natura?” “La vita si trova in mezzo alla morte” disse Tōzan.

Spiegare la mente e spiegare la natura è la radice della Via del Buddha. È a partire da questo che si realizzano i Buddha e i Patriarchi. Senza la spiegazione di mente e natura non c’è il girare della ruota della Legge, non c’è prassi né risveglio, né il simul­taneo consegui­mento della Via da parte di tutti gli esseri, e nemmeno la natura-di-Buddha[3] ne­gli esseri senzienti. Il sollevare un fiore e sbattere le ciglia, il sorriso di Mahākāśyapa, le prostrazioni di Eka, l’arrivo in Cina di Bodhi­dharma, così come la trasmissione del kesa a Eno, a mezza­notte, sono spiegare la mente e spiegare la natura. Anche sollevare un bastone, o posare lo scac­ciamosche, non è altro che spiegare mente e na­tura.

In genere, tutte le virtù dei Buddha e dei Patriarchi so­no in­cluse nello spiegare mente e natura. La loro vita quotidiana è spiegare mente e natura; muri, tegole e pietre sono spiegare la mente e la natura. Questa è la realiz­zazione del detto: “Quando la mente compare tutti i fenomeni com­paiono, quando la mente svanisce tutti i fe­nomeni svaniscono.” Que­sto è il tempo di spiegare la mente e il tempo di spiegare la na­tura. Tuttavia, coloro che nello spiegare mente e natura non penetrano mente e na­tura, brancolano nel buio. Essi non sanno son­darne la profonda e meravigliosa essenza, e allora inse­gnano che questa non è la Via dei Buddha e dei Pa­triar­chi. Costoro ritengono che spiegare mente e natura non sia nulla più che un nor­male discorso su mente e natura; è perché non si sono sforzati di compren­dere criti­ca­mente sia il signifi­cato, sia il carat­tere della grande Via.

Qualche tempo dopo, Dai-e[4] del Kinzan disse: “La gente di oggi ama che le spiegazioni di mente e natura siano profonde e meravi­gliose, cosicché è necessario molto tempo prima che si raggiunga la Via. Se abbandoniamo sia la mente sia la natura e dimentichiamo i discorsi profondi e meravigliosi, quando sarà il momento questi due punti di vista soggettivi non sorgeranno più e conseguiremo il risve­glio.”

Questo tipo di comprensione deriva dal fat­to che Dai-e man­cava della ricchezza e della serenità dei Buddha e dei Patriarchi. Egli riteneva che la men­te fosse solo una facoltà di discrimina­zione; non sapeva che anche tali pensieri discriminanti sono contenuti nella mente. Perciò parlava in quel modo. Non sape­va che la na­tura è pura, profonda e serena, era ignaro di esi­stenza e non-esi­stenza, non conosceva la natura del Buddha e del Dharma, né poteva neppure so­gnarsi la natura della quiddità. Di conseguenza, questa sua visione del Dharma era unila­terale. La mente che si consegue attraverso la Via dei Buddha e dei Patriarchi è la loro pelle, carne, ossa e midollo. La natura dei Buddha e dei Patriar­chi è uno shippei[5] e un bastone. La loro pro­fonda illumi­nazione è un pilastro rotondo e una lanter­na di pietra. La loro meravigliosa Via è il loro campo di cono­scenza e di com­prensione. Si diventa Buddha e Patriarchi, fon­dati sul­la verità dei Buddha e dei Pa­triarchi, dapprima udendo le parole mente e na­tura, e quindi at­tra­verso la spiegazione; si consegue ciò mediante prassi e risveglio. Dobbiamo sfor­zarci di continuare ad indagare per comprendere mag­giormente un sì profondo argomento. Solo investigando in questo modo, po­tremo essere considerati come veri studenti e discen­denti dei Buddha e dei Patriarchi. Ogni diverso modo, non costituisce il cor­retto studio della Via.

Se pensiamo di aver conseguito la Via, non l’abbiamo con­seguita, e nemmeno possiamo affermare che non vi sia alcun conse­guimento se non abbiamo, consapevol­mente, conseguito la Via. In entrambi questi casi ci s’inganna. Anche se parliamo come Dai-e, e di­ciamo: “Dimenticare mente e natura”, ancora stiamo uti­liz­zando uno dei milioni di modi per spiegare la men­te. “Abbandonate i di­scorsi profondi e meravi­gliosi” è soltanto un’altra forma di discorso profondo e meraviglioso. Se non in­vestighiamo adegua­tamente questo punto, e stupidamente ce ne dimentichiamo, esso ci volerà via dalle mani e fuggirà dal nostro corpo. Come possono, coloro che non si sono ancora liberati dal limitato modo di pensare dei seguaci dell’Hīnayāna, giungere al cuore del Mahāyāna? Come possono compiere dei progressi sulla Via? Co­storo non hanno mai spartito un solo boccone con il Bud­dha e i Pa­triar­chi. Il significato dello studio e della prassi sotto un mae­stro, è l’esperienza nel corpo e nella mente di: “Spiegare la mente e spiegare la natura.” Dobbiamo studiare questo, prima e do­po l’aver otte­nuto un corpo. Non c’è altro al di là di ciò.

Il primo Patriarca Bodhidharma[6] disse al secondo Pa­triarca Eka:[7] “Tronca ogni analisi sul mondo esterno e arresta il lavorio della mente. Mantieni la mente come palizzata e muro; allora potrai penetrare la Via.” Il secondo Patriarca aveva già udito molte diverse spiegazioni di mente e natura, ma non aveva conseguito il risveglio. Un giorno egli scovò, accidentalmente, il significato di tali parole e disse a Bo­dhidharma: “Per la prima volta il tuo allievo ha sradicato tutto il karma che lo teneva prigio­niero.” Il primo Patriarca aveva già compreso che Eka aveva veramente raggiunto il risveglio e non investigò oltre. Più avanti, Bodhidharma disse: “Sei attaccato al tuo non-attaccamento?” Eka rispose: “No!” Al che Bodhidharma chiese: “Dimmi com’è.” Ed Eka: “Sto utilizzando solo la mia mente quoti­diana e nessuna parola può descriverla.” Bodhidharma disse: “Questa è l’essenza della mente trasmessa da tutti i Buddha e Pa­triar­chi. Ora che l’hai conse­guita, preservala con cura.”

Alcuni mettono in dubbio questa storia, altri la apprez­zano. È semplicemente una delle molte storie riguardanti il primo e il se­condo Pa­triarca. All’inizio Eka spiegava mente e natura, ma la sua spiegazione non ingranava con quella di Bodhidharma. Dopo qualche tempo, tuttavia, acquisì il merito che lo mise in grado di conseguire la Via del primo Patriarca. La gente ignorante pensa che il secondo Pa­triarca non fosse in grado di conseguire il risveglio perché era at­tac­cato alla propria spiegazione di mente e natura e che, dopo averla ab­ban­donata, abbia finalmente conseguito il risveglio. Costoro non hanno mai approfondito il det­to: “Mantieni la mente come palizzata e muro; al­lora potrai pene­trare la Via.” Ecco quindi che essi ragionano in questo modo, e non sono capaci di di­stinguere tra i diversi metodi di studio. Tali cose accadono perché la gente persegue pratiche asceti­che piut­tosto che una mente che cerca il risveglio e l’addestramento nella Via del Buddha; così la loro prassi è del tutto priva di valore. Farebbero me­glio a seguire un ca­pace mae­stro, oppure i sūtra, e compiere così qualche progresso.

Per poter padroneggiare un solo aspet­to dell’Insegnamento del Buddha, oggi, dobbiamo fondarci su tutti gli insuccessi ac­cu­mulati nel passato. Dopo molti fallimenti, alla fine, diven­tiamo abili. È in questo modo che si segue l’insegnamento, si studia la Via, e si raggiunge il risveglio. Pos­siamo aver fallito centinaia di volte, in pas­sato, nello spiegare mente e natura, ma dobbiamo saper trasfor­mare tutto ciò nella maestria di oggi. So­vente, chi comincia a seguire la Via giu­dica che essa sia troppo difficile e l’abbandona per cercare un di­verso sen­tiero. In questo modo non ci riu­scirà mai di conseguire la Via del Buddha. Dobbiamo comprendere a fondo il reale signifi­cato della prassi buddhistica, dall’inizio alla fine. Il principio che sta dietro al falli­mento e poi al successo fi­nale, è difficile da compren­dere.

Nel Dharma del Buddha sia l’iniziale decisione di raggiun­gere il risveglio, sia il conseguimento della perfetta illuminazione sono la Via; essa esiste all’inizio, a metà e alla fine della nostra prassi. Ad esempio, quando si cammina per dieci­mila ri,[8] un solo passo comprende mille ri, così come mille passi com­prendono mille ri. Benché vi sia differenza tra il primo passo e il mille­simo, entrambi sono contenuti nei mille ri e so­no identici.

Nondimeno, la gente molto ignorante ritiene che, quan­do si studia il Dharma del Buddha, non si giunga alla Via fin­ché non sia stato completato lo studio. Questo avviene perché simili per­sone non sanno che proclamare, agire nella prassi, e risve­gliare la Via del Bud­dha sono già completi in se stessi, e che tutti con­ten­gono ogni aspetto della Via. Costoro affermano che solo chi è smarrito nell’illusione ha la ne­cessità di addestrarsi sulla Via del Buddha per conseguire il grande ri­sveglio. Essi non sanno che, anche chi non soggiace all’illusione si adde­stra diligente­mente e consegue la grande il­luminazione.

Pure se la Via del Buddha è contenuta anche nello spiegare mente e na­tura  prima che si sia raggiunto il risveglio, l’il­luminazione si manife­sta attraverso lo spiegare mente e natura. Non do­vremmo studiare l’illuminazione come qualcosa che si verifica solo quando una persona non illumi­nata si risveglia alla grande illu­minazione. Sia colui che si trova nell’illusione, sia il risvegliato, pos­siedono la grande illuminazione; la possiedono anche sia il non-illu­minato, sia colui che non si trova nell’illu­sione. Dunque, spiegare mente e natura è il sen­tiero diretto per la Via del Buddha. Non avendo com­preso questo a fondo, Dai-e Shuko affermava che non ci do­vrebbero essere spiegazioni di mente e di natura. Questo non è il principio del Dharma del Buddha. Eppure, nell’odierna Cina della grande dinastia Sung, egli è considerato un esempio insuperato.

Il grande Insegnante Tōzan Gohon,[9] fu un Pa­triarca tra i Pa­triarchi e comprese il principio di spiegare la mente e di spie­gare la natura per ciò che è, e null’altro. Tutti i Patriarchi in ogni di­re­zione, che non hanno conseguito questo princi­pio e che non hanno mai udito questo dialogo, non possono comprendere le parole di Tō­zan: “Dentro quel tempio qualcuno spiega la mente e spiega la na­tura”, dette mentre era in pellegrinaggio con Somi­tsu.

Questa storia è stata trasmessa fedelmente, dai discen­denti di Tōzan, come esempio del suo par­ticolare metodo d’in­segnamento. Studenti di altre scuole non possono neppure so­gnarsi di vederla o di udirla, e ancor meno di comprenderla. E solo i di­scendenti di Tōzan la tramandano correttamente. Se non possediamo la corretta trasmissione di questo principio, come possiamo giungere alla radice della Via del Buddha? I principi di dentro e fuori, e di qualcuno, e c’è, puntano tutti a spiegare la mente e spiegare la natura. Così dentro e fuori spiegano mente e natura. Dobbiamo chiarire questo principio ed addestraci su di esso. Non c’è alcuna spiegazione senza natura, e non c’è alcuna mente senza spiega­zione. Natura-di-Buddha è la spiegazione del tut­to; anche nessuna natura-di-Buddha è la spiega­zione del tutto.

Quando investighiamo la natura-di-Buddha è necessario stu­diarne gli aspetti del posse­derla e del non-posse­derla, altrimenti non si trat­terà del totale studio della Via. Se in­vestighiamo la natura dello spiegare, l’accettiamo e confidiamo in es­sa, diventiamo discendenti dei Buddha e dei Patriarchi. Tuttavia, pensare che la mente si muova e che la natura rimanga stabile o che la natura resti pura e immobile mentre la forma muta, significa col­tivare le opinioni della gente comu­ne. Studiare, addestrarsi e chiarire mente e natura, secondo gli in­se­gnamenti della Via del Buddha, differisce dai metodi della gente comune. Nella Via, spiegare mente e na­tura sussiste indipendentemente dall’esistenza del­l’uomo e dall’esistenza di mente e natura. Pos­siamo spiegare mente e natura ma, in realtà, non c’è nes­suna spiegazione di mente o di natura. Dob­biamo investi­gare la spie­gazione di mente e natura sia dove esiste l’uomo, sia dove non esiste; se non lo facciamo non siamo ancora pervenuti al punto in cui è spie­gata la mente. Dovremmo studia­re lo spie­gare la mente senza alcun uomo, nessun uomo che spiega la mente, lo spiegare la mente attra­verso un uomo, e questo uomo che spiega la mente.

Rinzai[10] insisteva sull’esistenza de: “Il vero uomo privo di qua­lità” ma non disse che c’è: “Un vero uomo dotato di qualità.” Qui non è realizzata una vera investigazione e comprensione; è an­cora in­com­pleta. Spiegare la mente e spiegare la natura è la spiega­zione dei Buddha e dei Patriarchi, dunque si può venire in contatto con essa at­traverso l’orecchio e l’occhio.

La prima volta, il Maestro Somitsu chiese: “Chi è?” Fece questa domanda per realizzare tale compren­sione. “Chi è?” è l’intima essenza dello spiegare mente e natura. Questo modo di spiegare mente e natura non è conosciuto in altri posti poiché non solo si scambia il figlio per il ladro, ma anche il ladro per il figlio.

Il Maestro Tōzan disse: “Nel porre una simile domanda vai diritto alla morte.” Ascoltando questa storia gli studenti di altre scuole ritengono che qualcuno stesse spiegando mente e natura, che Somitsu abbia chiesto “Chi è?” e che, a causa di questa sua do­manda, sarebbe andato diritto verso la morte. “Chi è?” significa che non ho visto né avuto, diretta conoscenza di quell’uomo e, di conse­guenza, qualsi­asi cosa dirò di lui non sarà null’altro che una morta espressione. Tutta­via, ciò non è vero. Pochi sanno qualcosa del vero spiegare mente e natura.

Il Maestro Tōzan disse: “La vita si trova in mezzo alla morte.” “In mezzo alla morte” non è la morte di “Vai diritto alla morte” né il chi di “Chi è?” ‘Chi’, è quell’uomo che si afferma spie­ghi mente e natura. Dovremmo imparare che non è necessario at­ten­dere la morte totale. La frase di Tōzan: “La vita si trova in mezzo alla morte” significa che c’è un qualcuno che spiega la mente e spie­ga la natura. Inoltre, questa è solo una parte della morte to­tale. La vita è vita totale, ma non vi è alcuna manifestazione di mu­tamento in essa. Non c’è altro che un totale e completo defluire della vita.

A partire dalla grande dinastia Tang, fino ai giorni nostri, molti non hanno chiarito lo spie­gare mente e natura se­condo il Dharma del Buddha, né conoscono il Suo insegnamento, prassi e il­lumina­zione, e molti hanno idee e opinioni distorte. Co­storo devono essere condotti alla verità, tanto nel passato, quanto nel futuro. Do­vremmo dire loro: “Spiegare la mente e spiegare la natura è l’essenza dei sette Buddha e di tutti i Patriar­chi.”

 

 

Questo fu trasmesso ai monaci del Kippōji nell’Echizen, Giappone, nell’anno 1243.

Trascritto da Ejō, l’11 gennaio 1244, nell’alloggio del disce­polo principale.



[1] Il Maestro Tōzan Ryōkai (807-869), nella linea di trasmissione del Maestro Yakusan Igen. [Tung-shan Liang-chieh]

[2] Il Maestro Shinzan Somitsu (?), che è nella linea di trasmissione del Maestro Yakusan Igen. Successore del Maestro Ungan Donjō (782-841). [Shen-shan Seng-mi]

[3] La natura-di-Buddha è la ‘Natura propria’, o ‘Vera natura’, o ‘Volto originario’ (comunque si voglia chiamare) di ogni essere, anche se questi  lo ignora.

[4] Il Maestro Daie Sōkō (1089-1163), nella linea di trasmissione del Maestro Engo Kokugon. Egli era uno dei principali sostenitori del Kōan-zen (basato sulla considerazione intenzionale di domande e risposte), contrapposto al Mokusho-zen (Zazen silenzioso, riflessivo), sostenuto dal contemporaneo Maestro Wanshi Shōkaku. [Ta-hui Tsung-kao]

[5] Un piccolo scettro, simbolico, di bambù.

[6] Il Maestro Bodhidharma (?-528), ventottesimo Patriarca in India e primo Patriarca in Cina. Visse nel tempio di Shaolin, uno dei vari monasteri buddhistici che già esistevano tra i monti Sung-shan, nel nord-ovest della Cina, introducendo la prassi dello zazen.

[7] Il Maestro Taiso Eka (487-593), il successore del Maestro Bodhidharma. Noto anche come Jinkō Eka. [Shen-kuang Hui-k’o]

[8] Un ri equivale a 3 km. e 750 metri.

[9] Il Maestro Tōzan Ryōkai (807-869), nella linea di trasmissione del Maestro Yakusan Igen. [Tung-shan Liang-chieh]

[10] Il Maestro Rinzai Gigen (?-867), uno dei successori del Maestro Ōbaku Kiun. Eshō Zenji è il suo titolo postumo. [Lin-chi I-hsüan]