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(23)

TSUKI

Completa Realizzazione

 

 

Tsuki significa luna e in questo capitolo il Maestro Dōgen, pro­prio attraverso la luna, affronta la relazione tra realtà e astrazione. Comparando il concetto astratto alla luna concreta, il Mae­stro indaga sull’aspetto del  pensiero e della percezione sensoriale.

 

Ogni quarto di luna è completo in se stesso. Le diverse forme della luna, prima e dopo della fase piena, sono perfette e complete. Śākyamuni disse: “La vera forma-di-Buddha è il vuoto universale;[1] è come la luna riflessa nell’acqua.” Qui, “Luna riflessa nell’acqua” sta per l’acqua così com’è, o per la luna così com’è. Inoltre, ‘così com’è’ non sta a significare similitu­dine, ma indica piuttosto la vera forma dell’esistenza. In altre parole, la vera forma del Buddha, la vera forma del Dharma-kāya,[2] è il vuoto universale. Perciò, ogni saggezza, ogni mondo, ed ogni fenomeno sono vuoto universale. Ogni singola forma di esistenza, così com’è, è la vera forma del Bud­dha.

Non è necessario che sia notte perché la luna esista. Non sempre di notte è buio. Non affidatevi soltanto alla perce­zione nor­male. Anche senza sole e luna, ancora ci sarebbero notte e giorno. Sole e luna non esistono solo in relazione a gior­no e notte. Essi sono la verità stessa, e non possono essere limi­tati da numeri quali uno, due, mille o diecimila. La luna non può esistere indipendentemente. Questo è l’insegnamento della Via del Buddha. Dobbiamo quindi cer­care la luna di questa notte, senza curarci della luna della notte scorsa.

La luna di questa notte esiste nel presente, dall’inizio alla fine; essa è indipendente da passato e presente, senza alcuna di­scri­mi­nazione tra vecchia e nuova.

Il Maestro Zen Banzan Hōshaku,[3] disse: “La luna della no­stra mente è rotonda e la sua luce avvolge ogni fenomeno. Ma questa luce non illumina gli oggetti e l’essere non esiste. Luce ed esistenza sono estinte insieme e non possono essere nominate.” Banzan intende dire che il Buddha e i Suoi discepoli hanno una mente simile alla lu­na; questa è l’unica vera definizione di mente. Nessuna mente, nes­suna luna. ‘Rotonda’ è realizzazione completa, di nulla man­cante. Non è uno o due, né si può contare; ciò nondimeno, non esiste solo in se stessa ma è l’espressione assoluta di luna. Il fenomeno è estinto dalla luna.[4] Il fenomeno è la luna, e non vi è alcuna oppo­sizione tra loro. Questo è chiamato trascen­denza assoluta: “La luce non illumina i fe­nomeni e l’essere non esiste.”

Raggiungendo questo livello di trascendenza, pos­siamo agire nel giusto modo. Ad esempio, se dovessimo salvare gli esseri senzienti assumendo la forma del Buddha e mostran­doci coinvolti nell’illusione, al fine di insegnare loro la prassi del ri­sveglio, saremmo in grado di fare esattamente questo. E anche mutamenti temporanei, quali globi di fuoco all’interno della luce del sole o della luna, sono anch’essi parte della loro vera forma. La luna stessa è mente. Questo è ciò che, per i Buddha e i Patriarchi, significa chiarire la mente.

Un antico Buddha una volta disse: “Una mente è tutto, tutto è una sola mente.” Qui, mente equivale a luna ed illumi­na ogni mondo. Ha un eterno passato e un eterno futuro, e ri­flette ogni forma di esistenza; non c’è nulla accanto a luna. Corpo e mente, il risveglio del Buddha Volto-di-sole e del Buddha Volto-di-luna, vita e morte, venire e andare, tutto ciò è luna. Le quattro po­sizioni della luna: in alto, in basso, a de­stra, a sini­stra, contengono l’intero mondo. Anche il nostro agire quotidiano è l’attività della luna; è come il risveglio delle cento erbe.[5]

Una volta un monaco chiese al Grande Maestro Jisai[6] del monte Tōsu, nel Jōshū: “Com’era la luna prima di diventare ro­tonda?” “Ve ne sono di tre o quattro tipi” rispose il Maestro. “A cosa assomiglia dopo esser diventata rotonda?” continuò il monaco. “Ve ne sono sette o otto tipi” rispose Jisai.

La domanda del monaco è relativa all’attività della lu­na. Non c’è una luna piena tra i tre o quattro tipi, ma c’è tra i sette o otto.[7] Luna piena è un simbolo della mente, luminosa e chiara, che penetra in ogni cosa: cielo e terra, noi e gli altri.

Il Buddha Śākyamuni disse al Bodhisattva Kongōzō: “La luna piena è come l’occhio in movimento, che vede onde sull’acqua immobile, o come l’occhio immobile che vede un cerchio di fuoco creato da una torcia. Ancora, quando le nuvole corrono la luna si muove, quando una barca naviga la riva scorre.”

Dovete sforzarvi di chia­rire il significato di queste parole. Non siate pigri. Non soccombete ad un pensare vago. È raro trovare qual­cuno che studi come Śākyamuni. Anche così, si è ancora lon­tani dal completo risveglio. Le nuvole e la luna sem­brano muoversi simultaneamente, cioè non vi è distinzione tra inizio e fine, davanti e dietro. La barca e la riva scorrono assie­me, senza inizio o fine. Se consideriamo le azioni degli esseri umani senza curarci di inizio o fine, allora c’è non-attacca­mento, ma se ci aggrap­piamo ad idee quali inizio o fine, allora non siamo schietti. Non attac­catevi a questa opposizione. Accettate le nu­vo­le erra­bonde e la barca in movimento così come sono; an­date al di là di idee limitate. Ricor­date che le nuvole non hanno nulla a che ve­dere con la direzione e che la luna non è in rela­zione con notte e giorno, vecchio e nuovo. Anche la barca e la riva tra­scen-dono pas­sato, presente e futuro: si muovono nel loro pro­prio tempo. Appaiono ininterrottamente, senza fine.

Dal momento che gli stolti credono che la luna e la barca si stiano muovendo realmente, cosa mai succederà alla Via di Śākyamuni? Dobbiamo comprendere che il Suo insegnamento è completamente di­verso da un insegnamento del mondo degli uomini e degli dèi. È al di là di ogni confronto. In nessun modo il Dhar­ma può essere para­gonato alle nuvole o alla luna, né all’acqua o alla barca. Non sprecate tempo ed energie cercando di istruirvi su nuvole e luna, o su barca e riva. Un solo movimento della luna è il risveglio del Tathāgata;[8] non ha moto o inerzia, né avanzare o retrocedere. Il mutare della luna non è una me­tafora, ma è la reale e completa forma di un cerchio. È al di là di ogni movimento delle nuvole o della luna, e non ha alcuna di­scrimi­nazione circa passato, presente o futuro. Così c’è una prima luna e una secon­da luna,[9] ma entrambe sono luna. Il tempo che è pro­pizio alla prassi, ai riti e alle azioni benefiche è luna. A volte la luna è piena, a volte è mezza. La luna non è regolata da muta­mento, ma muta da se stessa; essa dà e riceve. Essa rivela la propria forza apparendo in differenti forme, secondo la sua funzione.

 

 

Scritto, il 6 gennaio 1240, nel Kannondōri-Koshōhōrinji.

Rivisto dallo śramana Dōgen il giorno prima di kaisei,[10] nel 1243. Ricopiato da Ejō, lo stesso giorno.

 



[1] Lett. “Vuoto-spazio”, dal sanscrito ākāśa, è privo di attributi conoscibili. Richiama il cosmologico śūnyatā, da cui la traduzione “Vuoto universale”’, tenendo però presente che śūnyatā non ha una connotazione spazio temporale.

[2] Dharma-kāya, designa il corpo della Legge, o corpo della realtà ultima, priva di forma e onnipervadente. È uno dei tre corpi di un Buddha, assieme al sambhoga-kāya, il corpo di ricompensa, la manifestazione sottile risultante dalla prassi, e al nirmāna-kāya, che è il corpo manifestato per il bene degli esseri senzienti.

[3] Il Maestro Banzan Hōshaku (?), nella linea di trasmissione del Maestro Baso Dōitsu (709-788) [P’an-shan Pao-chi]

[4] Cioè sono tra loro in relazione come un’unità.

[5] Allude ad un detto attribuito al Buddha Hotei: “Chiare, chiare sono le centinaia di cose. Chiara, chiara è la determinazione dei Patriarchi.”

[6] Il Maestro Tōsu Daidō (819-914), nella linea di trasmissione del Maestro Sekitō Kisen. Successore del Maestro Suibi Mugaku. [T’ou-tzu Ta-t’ung]

[7] Tre o quattro, e sette o otto, rappresentano la discriminazione.

[8] Lett. “Così arrivato”.

[9] Cioè una mente unificata o una mente divisa.

[10] Il giorno in cui termina un periodo di addestramento.