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GABYŌ

Il Dipinto di Una Torta di Riso

 

 

Principalmente attraverso il commento al famoso kōan del Maestro Chikan sul dipinto di una torta di riso, in questo capitolo, il Maestro Dōgen insegna che le teorie e i concetti non possono surrogare l’esperienza diretta. Tuttavia, solo la presenza di un aspetto mentale ci può permettere di cogliere l’esistenza reale. Infatti, per esempio, la vera fame comprende sia il riconoscimento mentale della fame, sia il fatto concreto dello stomaco vuoto e dei relativi stimoli.

 

Tutti i Buddha sono illuminazione, tutte le cose sono illuminazione.[1] Tuttavia, vi sono entità individuali e menti indivi­duali. Pur sem­brando che, all’interno del risveglio, non vi siano entità indipendenti o menti individuali, nondimeno  esse so­no completamente realizzate. Quando ciò avviene tutti gli osta­coli sono rimossi. Questo è l’insegnamento dei Patriarchi. Co­munque, studiando la Via del Bud­dha, non dovrem­mo curarci dell’idea che tutti i Buddha e tutte le cose siano la stessa cosa.

“Se padroneggi una cosa, puoi padroneggiare ogni cosa.” Per padroneggiare una cosa è necessario non creare oppo­sizione, né sop­primere la forma reale di ogni entità. Ma non cercate di for­zare la vo­stra non-opposizione; anche questo è attaccamento. Quando la vostra esperienza è completamente distaccata, potete uti­lizzare adeguata­mente ogni forma di esistenza. E così, se padroneg­giate una cosa e ci siete veramente riusciti, potete padro­neggiare ogni cosa.

Il Maestro Zen Kyōgen Chikan,[2] disse: “Il dipinto di una torta di riso non può placare la fame.” Diversi tipi di esseri studiano questo detto: Bodhisattva, dèmoni, dèi, e così via. Ciascuno di questi esseri ha un livello diverso d’intelligenza. Questa frase è stata stu­diata nel passato e nel presente, sotto gli alberi e nelle capanne.

Qualcuno dice che lo studio dei sūtra e dei commentari non è la via per raggiungere la saggezza; è come cercare di pla­care la fame con il dipinto di una torta di riso. Altri sostengono che l’insegnamento Hīnayāna o Mahāyāna non è la via verso il risveglio, e cioè che non può soddisfare la fame di risve­glio. Tuttavia, è un grave errore consi­derare l’insegnamento dei Sūtra incompleto o inca­pace di condurci al risveglio. Chiunque sostenga una simile opinione non può trasmettere la vera Via del Bud­dha.

Una torta di riso dipinta non può placare la fame”, è simile ad altre espressioni quali: “Non possiamo commettere il male”, “Ogni azione è buona”, “Qui qualcosa si sta manife­stando” o “In ogni mo­mento, ogni esistenza individuale realizza i suoi estremi” e così via. Ma queste sono solo frasi e non col­gono la nostra esperienza reale.

Solo un ristretto numero di persone ha potuto udire questa storia sulla torta di riso; di queste, poche ne hanno compreso il significato. Ho interrogato su questa frase diverse persone, ma non erano interes­sate e non furono attente alla mia spiegazione. Il quadro con la torta di riso esisteva prima che nascessero i no­stri genitori. Si può dire che esso sia ogni cosa: Buddha, esseri senzienti, illusione, risveglio. Una torta fatta di glutine di riso rappresenta sia la vita transitoria, sia quella immutabile. Una torta di riso dipinta rappresenta in realtà il non-attaccamento, e guar­dandola non si dovrebbe pensare in termini di venire o andare, né di permanenza o impermanenza.

Il materiale necessario per dipingere una torta di riso è uguale al materiale per dipingere a china. Se dipingete fiumi o mon­tagne potete usare del blu, e per una torta di riso userete polvere di torta di riso. Le tecniche del disegno e della compo­sizione sono le stesse. La torta di riso è non-attaccamento e contiene vari tipi di torta di riso: al sesamo, alle verdure, al latte, cotta al forno, con farina di fagioli, ecc.

Da questo possiamo vedere che il dipinto di una torta di riso non è diverso da tutte le varie forme di esistenza. Così, la torta di riso che è qui è uguale a quella dipinta. Non cercate una vera torta di riso fuori dal quadro, se non sapete cosa significa il quadro. Il dipinto di una torta di riso a volte appare nella sua vera forma, a volte no. Il vero significato di un tale dipinto trascende la distinzione tra passato e pre­sente, tra creazione e distruzione.

La fame che non può essere placata rappresenta l’il­lu­sione degli esseri senzienti. Se abbiamo fame siamo in una condizione di illusione, ma se non vi è più illusione e siamo di­staccati da idee di il­luminazione o illusione, allora non ab­biamo più fame. In questa condizione, il dipinto di una torta di riso e la fame non sono opposti alla condizione di non-attacca­mento. Se provate a mangiare una torta dipinta, vale a dire se cercate di ottenere o afferrare il risveglio dal di fuori, non ne sarete mai appagati. In realtà non vi è alcuna fame o torta in re­ciproco conflitto ma, quando pensate di essere affamati il mondo intero ha fame; viceversa, se c’è una vera torta di riso, es­sa esiste dappertutto.

Quando qualcuno dipinge un quadro deve usare molti di­versi elementi. In un paesaggio, bisognerà forse utilizzare una serie di blu, vari tipi di minerali polverizzati, o piccoli pezzi di giada. Per di­pin­gere una torta di riso, bisognerà utilizzare altri materiali simili. Per dipingere gli es­seri umani si dovranno utilizzare i quattro ele­menti[3] e i cinque skan­dha.[4] Per i Buddha sarà necessaria della pol­vere d’oro, speciali tipi di fango e si dovranno, inoltre, includere i trentadue aspetti del risveglio.[5] Anche per dipingere un filo d’erba si utilizzeranno materiali diffe­renti. Per di più, dovremmo utilizzare l’eterna fra­granza del Dharma del Buddha.

Se possedete la giusta penetrazione, potete dipingere o es­sere capaci di vedere tutti i Buddha, in un solo quadro. Dob­biamo sco­prire cos’è il dipinto di un Buddha e cos’è il dipinto di una torta di riso. Dove sono sassi, corvi e tartarughe? Dove so­no i pilastri di ferro e le leggi naturali di mente e corpo? È ne­cessario chiarire ciò in detta­glio. Studiando così, saremo ca­paci di vedere che sono dei dipinti anche vita e morte, il venire e l’andare, l’incomparabile illuminazione dei Buddha e  l’Universo intero.

Un antico Buddha ha scritto: “L’illuminazione è raggiunta e la bianca neve ha coperto la terra, eppure si possono vedere verdi mon­tagne. Il dipinto su di un foglio di carta esprime il mondo del risve­glio.”

Questi versi sono un inno al non-attaccamento; sono le pa­role del risveglio di Śākyamuni. Sopra un piccolo qua­dro con mon­tagne innevate, è stato dipinto un alto grado di non-attacca­mento. In questo dipinto si possono vedere tutte le forme di attività: tanto il mo­vimento che l’inerzia. In questo unico quadro vi sono an­che le dieci onorate espressioni del Buddha[6] e le Sue tre osserva­zioni.[7] E vi si trova anche la maniera di agire nella prassi. Se non è un vero quadro, allora niente al suo interno è nella giusta prospettiva e il Dharma del Buddha non è vero. Ma il Dharma del Buddha è vero. Il Dharma del Buddha è la verità, ed è verità anche il dipinto di una torta di ri­so.

Un monaco una volta chiese al Grande Maestro Um­mon Kyōshin:[8] “Qual è il significato di non-at­taccamento per i Buddha e i Patriarchi?” Ummon rispose: “Una torta di riso al sesamo.” Dob­biamo ri­flettere con calma su questo dialogo. L’esistenza di un dia­logo simile a questo significa che vi sono maestri e allievi che sono distaccati perfino dai Buddha e dai Patriarchi, e che devono es­serci monaci che hanno udito e compreso ciò. In questo dialogo possiamo vedere rispettivamente i metodi Tenji e Toki.[9] Questo è un esem­pio dei diversi modi di com­prendere il dipinto di una torta di riso. Qui vi è un trascendere Buddha e Patriarchi; Buddha e dèmoni non sono più separati.

Il mio defunto Maestro ha detto: “Un alto bambù o un al­bero di banane possono essere dipinti su una tela.” Tale mas­sima, trascen­dendo lungo o corto, è il tipo di dipinto che dob­biamo studiare.

Un alto bambù è solo un alto bambù. Nel suo stato naturale, il bambù cresce in conformità ai principi dello yin e yang.[10] Inoltre la du­rata della vita del bambù influenza lo yin e lo yang; vale a dire che vi è interdipendenza col movimento dell’Universo. Mentre noi siamo in­capaci di stimare accuratamente la durata della vita di un bambù, i grandi saggi lo possono fare. Ma nemmeno loro possono comprendere il principio fondamentale di trascendenza e di non-attaccamento di yin e yang; è come un quadro che trascende l’ego ed è al di là di ogni di­scernimento. È molto di­verso dal mondo della gente comune o dei se­guaci dell’Hī­nayāna. Questo movimento è come quello del bambù nel tempo; in ciascun bambù esistono tutti i Buddha.

L’intero Universo manifesta se stesso nelle radici, nel tronco, nei rami e nelle foglie di un alto bambù. Così, anche un oce­ano o una montagna contengono il mondo intero, e anche il bastone e lo shippei[11] di un maestro contengono l’eternità.

Similmente, una pianta di banane è fatta di terra, acqua, fuoco, vento, aria, e di cuore, mente, consapevolezza e saggezza; tutto ciò esiste nelle sue radici, tronco, rami, foglie, fiori e frutti. E inoltre, quando il vento autunnale soffia, trascende il termine vento autun­nale, è pura esistenza.[12] Non dovrebbe sussistere alcun pensiero di mu­scolo, osso, duro, sof­fice: ogni cosa è non-attaccamento. Trascen­dete ogni nozione di quanto, poco o molto, ci vorrà per raggiun­gere il ri­sveglio; nemmeno discutetene. Attraverso questo potere, padroneg­giamo libe­ramente terra, acqua, fuoco, vento, cuore, mente, consapevolezza e saggezza. Allora possiamo accettare prima­vera, estate, autunno e in­verno come nostra casa e arreda­mento.

Si può pensare ad un bambù, o ad una pianta di banane, come ad un dipinto. Ascoltare e riconoscere il suono di un bambù conduce alla grande illuminazione, così come vedere il quadro di un drago o di un serpente. Proprio come vi sono bambù alti e bassi, vi è indubbia­mente una differenza tra i Bud­dha e la gente comune. Un corto bambù ha la sua illuminazione come corto, e un lungo bambù ce l’ha come lungo. Sia quello lungo che quello corto vanno bene su un quadro; se vi è un quadro lungo, sicuramente ce ne sarà uno corto. Dobbiamo chiarire questo.

Il mondo intero e ogni cosa sono rappresentati in questo tipo di quadro. La verità che sperimentiamo viene anche da un dipinto. Buddha e Pa­triarchi sorgono da un quadro. Solo il dipinto di una torta di riso può placare la fame. Potete trovare il vostro vero sé solo in un quadro con una torta di riso che affama. Comprendendo la torta dipinta si può raggiungere la pienezza del risveglio. Solo attraverso l’esperienza della torta di riso dipinta potrete com­prendere il significato di pla­care la fame, placare la non-fame, non placare la fame, o non placare la non-fame. Dovremmo studiare questo insegnamento che ci dice che la nostra esistenza è il dipinto di una torta di riso. Nel padroneg­giare, possia­mo padroneggiare la libera, piena virtù del nostro corpo e mente.

Se tale virtù non appare, lo sforzo del nostro studio non sarà manifesto. La realizzazione di questa virtù è l’esperienza del dipinto del nostro risveglio.

 

 

Discorso tenuto ai monaci il 15 novembre 1242, nel Kannondōriin del Koshōhō­rinji.

Trascritto da Ejō, il 7 novembre dello stesso anno, nell’alloggio per gli ospiti del Koshōji, 




[1] Cioè la condizione stessa dell’esperienza.

[2] Il Maestro Kyōgen Chikan (?-898), uno dei successori del Maestro Isan Reiyū. [Hsiang-yen Chih-hsien]

[3] Dal sanscrito catvā mahābhūtāni, sono: terra (peso e leggerezza); acqua (coesione e fluidità), fuoco (caldo e freddo), vento (impulso e movimento).

[4] I cinque skanda o aggregati sono: rūpa (il corpo-forma), vedanā (la sensa­zione), samjñā (la percezione, la nozione), samskarā (le impressioni risultanti, gli elementi della coscienza, lett. “I formati e i formanti”), e vijñāna (la coscienza individuale, la conoscenza discriminante).

[5] Cioè i trentadue segni distintivi di un Buddha.

[6] Cioè, i dieci epiteti del Buddha quali: Tathāgata, colui che ha conseguito la condizione di realtà; Insegnante degli uomini e degli dèi; Buddha Universalmente Onorato, Perfetto nella conoscenza e nell’azione; ecc. Si veda il cap. 80, Kuyōshobutsu.

[7] I tre sigilli, ovvero l’investigazione della realtà come anitya (incostante, imperma-nente), come an-ātman (non sé, non spirituale), e come nirvāna (estinto, privo di illusione). Un insegnamento che non contenga questi tre ‘sigilli’, o caratteristiche distintive, non è considerato come Dharma del Buddha.

[8] Il Maestro Unmon Bun’en (864-949), nella linea di trasmissione del Maestro Seppō Gison. Daiji-un Kyōshin Zenji è il suo titolo postumo. [Yün-men Wen-yen]

[9] Il metodo Tenji utilizza i kōan e i colloqui privati con un mae­stro. Nel me­todo Toki, il mae­stro insegna ai discepoli attra­verso l’esempio, dà particolari consigli e adegua il suo inse­gnamento all’abilità individuale dei suoi allievi.

[10] Yin e Yang sono rispettivamente il polo negativo e positivo all’interno del flusso d’energia. Secondo l’I-Ching, l’Universo è costituito dall’oscillazione di questi due poli e dai loro reciproci mutamenti.

[11] Un piccolo scettro simbolico, di bambù.

[12] Al di là delle categorie.