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NYORAIZENSHIN

L’Intero Corpo del Tathāgata

 

 

In questo breve capitolo il Maestro Dōgen commenta alcuni passi del Sūtra del Loto e sottolinea come questo e tutti gli altri Sūtra, di fatto, non siano altro che “L’intero Corpo del Tathāgata”.

 

Una volta, il Buddha Śākyamuni si trovava sul Picco dell’Avvol­toio, a nord-est di Rājagrha.[1] Egli disse al Bodhisattva Yakuō:[2] “O Ya­kuō! Dovunque andrai, sempre spiega, leggi, canta e ri­copia que­sto sūtra. Ovunque lo troverai, costruisci uno stūpa e ornalo con i sette preziosi gioielli.[3] Costruiscilo alto, largo e mae­stoso. Non porre nessuna reliquia al suo interno, perché già contiene il corpo in­tero del Tathāgata.[4] Per mostrare rispetto e devozione decora lo stūpa con fiori, incenso, collane di pietre preziose, ornamenti d’oro; usa anche strumenti musicali, ed in suo onore componi canzoni e poemi. Chiunque in questo modo renderà omaggio a questo stūpa, raggiungerà la su­prema e perfetta illuminazione.”[5]

Sūtra è la somma totale dei suoi differenti aspetti: spie­garlo, leggerlo, salmodiarlo e ricopiarlo. Questi sūtra e l’ador­nare lo stūpa con i sette preziosi gioielli sono jissō[6]. Ecco perché lo stūpa deve essere molto alto e largo; la sua dimensione è forma reale. Poiché lo stūpa contiene l’intero corpo del Ta­thāgata, anche il Sūtra del Loto contiene l’intero corpo del Ta­thāgata. Andando oltre, possiamo ve­dere come anche lo spiegare, il leggere, il salmodiare e il ricopiare contengono l’intero corpo del Tathāgata. Mostrare il nostro rispetto con fiori e incenso e tutto il resto, è ancora una forma di jissō; vi sono contenuti tutti i sūtra e il Tathāgata. Onoriamo il Tathāgata in questo modo perché è la verità stessa. Ecco perché non c’é bisogno di reliquie nello stūpa.

La proclamazione della Legge da parte del Buddha è parola d’oro. Ascoltarla è la più eccellente delle virtù. Se qualcuno può re­almente prostrarsi di fronte a questo stūpa e onorarlo, questi sarà molto vicino al supremo risveglio. Vicino non vuol dire vicinanza fi­sica, ma significa vicino alla condizione di risveglio. Spie­gare, leg­gere, salmodiare e ricopiare il Sūtra del Loto è lo stesso che guardare lo stūpa; dovremmo essere molto grati per avere l’op­portunità di raggiungere il supremo risveglio.

Dunque, i sūtra contengono l’intero corpo del Tathāgata. Prostrarsi davanti a quel sūtra è esattamente come prostrarsi ai piedi del Tathāgata. E onorarlo con gratitudine equivale ad onorare con gratitudine il Tathāgata. In verità è il sūtra stesso ad essere reliquia del Bud­dha. Vederlo è vedere una reliquia del Buddha. Non potremo mai padroneggiare la Via del Buddha se non comprendiamo che il Sūtra del Loto è reliquia e concreta realtà. Inoltre, il mondo degli esseri umani, il mondo degli dèi e dei deva,[7] il mondo degli oceani, dello spazio, que­sto paese e tutti gli altri, sono reliquia e concreta realtà. Spiegare, leggere, salmodiare e ricopiare il Sūtra del Loto è lo stesso che ricevere le re­liquie del Buddha; è la via alla suprema illuminazione. Con ‘sūtra’ intendiamo le reliquie di tutti i Buddha passati, presenti e futuri, de­gli śramana,[8] del Buddha Śākyamuni, dei leoni, e dei Buddha di le­gno, dei Buddha dipinti, degli uomini, ed anche le reliquie dei Buddha e dei Patriarchi che vivono nella grande dinastia Sung.

Una volta, il Buddha Śākyamuni disse ad un’assemblea di mona­ci: “Ho calcato la Via dei Bodhisattva per molti anni. La virtù di una simile vita non cesserà mai.” Le innumerevoli reliquie del Buddha Śākyamuni[9] costituiscono la Sua vita eterna. Non si può misurare la vita di un Bo­dhisattva; non è limitata da numeri come un miliardo e  trascende l’Universo inte­ro. L’incessante vita del Tathāgata, contenuta nei sūtra, è questa.

Il Bodhisattva Chijyaku[10] disse: “Il Buddha Śākyamuni ha superato ogni tipo di difficoltà, dopo innumerevoli kalpa[11] di prassi ha accresciuto le sue numerose virtù, e tuttavia continua ancora a ricer­care la Via del Bo­dhisattva. Non vi è luogo alcuno, dal più pic­colo atomo al più grande Universo, in cui gli esseri senzienti non possono essere salvati dagli sforzi devoti di un Bodhisattva. Śākyamuni ha calcato la Via del Bodhisattva per tutti gli esseri senzienti e alla fi­ne ha raggiunto la suprema e perfetta illumina­zione.” Possiamo ora vedere che anche miliardi di mondi sono solo una parte infinitesimale della pura mente-di-Buddha, e che l’intero Universo può essere tenuto sul palmo della mano del Buddha. Tutta­via, dobbiamo comprendere che l'intero corpo del Tathāgata non è condizionato dal fatto che Egli sacrifichi la Sua vita per gli altri, e che le Sue reliquie non dipendono da qualche condizione fisica prece­dente o seguente la sua manife­stazione in questo mondo. La Sua prassi era l’espressione e l’esperienza della vita buddhistica; essa di­venne la Sua pelle, carne, ossa e midollo. Pur essendo divenuto un Buddha, conti­nuò nella Sua prassi più intensamente che mai. Anche se tutti gli esseri senzienti in tutti i miliardi di mondi fossero stati sal­vati, neppure allora Egli avrebbe abbandonato la Sua prassi. La Sua prassi è la suprema attività dell’intero corpo del Tathāgata.

 

 

Così fu detto, il 15 febbraio 1244,  ai monaci del Kippōji, nell’Echizen.

Ricopiato il 23 giugno 1279, nell’Eiheiji.

 



[1] Rājagrha, la capitale dell’antico regno di Magadha.

[2] Il Bodhisattva Re della Medicina.

[3] I sette tesori sono: oro, argento, smeraldi, perle, corallo, ambra,  e agata.

[4] Lett: “Così arrivato”.

[5] Si veda il Sūtra del Loto, pag. 302.

[6] Lett. “Forma reale”, si tratta della forma reale di tutti gli elementi. Si veda il cap. 43, Shohōjissō.

[7] Il sanscrito deva significa esseri celestiali

[8] Śramana (lett. “Colui che si sforza”) originariamente descriveva un mendicante itinerante che non apparteneva alla casta dei brahmāni, diversamente da un parivrājaka, mendicante itinerante religioso di origine brahmānica. Il Buddha applicò ai monaci buddhisti il termine śramana.

[9] Oltre alle reliquie fisiche, si possono considerare i tre Tesori, i sūtra, ecc.

[10] In sanscrito: Prajñākūta, Picco di Saggezza. Si veda il Sūtra del Loto, pag. 247.

[11] Un kalpa indica un tempo infinitamente lungo; rappresenta infatti un ciclo cosmico pari a circa trecentoventi milioni di anni. Si veda il Sūtra del Loto, pag. 60.