back Introduzione   |   Indice sinottico   |   Capitoli   |   Ricerca   |   Contatti

(77) 

JUKAI

Prendere i Precetti

 


È questo il modo tradizionale di entrare nella comunità del Buddha. Si tratta in altre parole di rimarcare la propria volontà e determina­zione attraverso un atto formale tradizionale. In questo capitolo il Maestro Dōgen espone il significato di questa cerimonia, ed illustra nel dettaglio le relative formule ed il loro significato.


Nello Zen’en-shingi è scritto: “Tutti i Buddha nei tre mondi sono stati monaci, senza eccezione alcu­na.[1] I ventotto Patriarchi indiani e i sei Patriarchi cinesi che trasmisero il Si­gillo della Mente di Buddha furono tutti monaci.” Se non si prendo­no i precetti per proteggersi dalle contaminazioni, è im­pensabile che si possa diventare un Buddha o un Patriarca. Di fatto un monaco esercita una funzione importante; egli è un esem­pio eccel­lente per i tre mondi.

I precetti si prendono in questo modo. Si preparano innanzi­tutto tre diversi kesa, una ciotola per le elemosine, un cu­scino e un kimono bianco, immacolato. Tutto il necessario deve essere nuovo; se ciò non è possibile ci si può servire di oggetti già utilizzati, purché siano stati purificati lavandoli. Non è consentito farsi prestare i kesa né la ciotola. Ricevere i precetti è il più sacro degli avvenimenti; non pren­detelo alla leggera. Bisognerebbe essere pienamente coscienti in ogni mo­mento della cerimonia, e ricevere i precetti come una cosa pro­pria.

Chiunque riceva i precetti utilizzando la ciotola o il kesa di un altro, invalida la sua ordinazione. In tal caso, è come se non avesse mai ricevuto i pre­cetti ed il suo assiduo adde­stramento sarà inutile; un puro spreco dei doni fatti dai laici. E ancora, chi non conosca i precetti pur essendo stato ordinato monaco né abbia un buon maestro, rischia di trovarsi nella stessa condizione di chi non ha preso i precetti. Insegno questo, perché voglio che resti ben impresso nel cuore di tutti voi. Avendo preso i precetti dello śrāvaka[2] dovreste ora prendere quelli del Bodhi­sattva; questo è il modo corretto per realizzare la Buddhi­tà. Tutti i Buddha e i Patriarchi hanno insegnato che ri­ce­vere i precetti è il primo passo della Via; prendere i precetti ci preserva dalla possibilità di commettere il male. Chi non è protetto in questo modo, come può es­se­re discepolo del Buddha o allievo dei Patriarchi? Riflettete su queste parole e prendete i precetti senza esitare.

Le parole “Innanzitutto prendete i precetti” in­carnano il signifi­cato dell’Occhio e Tesoro della Vera Legge. Tutti i Buddha e i Patriarchi hanno iniziato prendendo i precetti, ed hanno trasmesso que­sta prassi come vero Dharma. Qualcuno ha ricevuto i precetti dallo stesso Buddha, altri da un Patriarca, altri ancora da un loro vero disce­polo; in ogni caso, tutti hanno ricevuto un’autentica trasmissione e tutti hanno realiz­zato il risveglio.

Questi precetti, trasmessi solo dai Bud­dha e dai Patriarchi, sono stati portati in Cina da Bodhidharma,[3] per giungere, at­traverso i successivi quattro Patriarchi, fino ad Enō[4] sul monte Sō­kei. Questa trasmissione è proseguita attraverso i suoi eredi Seigen e Nangaku,[5] e si è perpetuata fino ai giorni nostri. Oggi, tuttavia, non po­chi monaci anziani non compren­dono il valore di questi precetti. Che peccato!

Ricevere i precetti del Bodhisattva è il primo passo sulla Via; coloro che cercano veramente, dovrebbero saperlo. Il modo in cui prendere i precetti lo si insegna solo a coloro che si sono addestrati intensamente e senza interruzioni per un lungo periodo di tempo, e non ai pigri o agli indifferenti allo studio della Via.

Questo è il modo in cui si prendono i precetti.

Per prima cosa l’iniziando brucia dell’incenso, si prostra davanti al maestro che de­ve ordinarlo e chiede il permesso di ricevere i precetti. Se la ri­chiesta è accolta, si lava da capo a piedi per purificarsi ed indossa un kesa nuovo e pulito. Non disponendo di un kesa nuovo, se ne può indossare uno usato, purché l’iniziando lo ab­bia purificato lavandolo, cospargendolo di fiori, bruciando in­censo e prostrandosi davanti ad esso. Indossato il kesa, il futuro monaco si prostra davanti alle rap­presentazioni del Buddha, davanti ai Tre Tesori, e anco­ra davanti al maestro; in tal modo mente e corpo sono libe­rati da tutti gli impedi­menti. Questa cerimonia è stata trasmessa dai Buddha e dai Patriarchi e, dunque, manifesta la pura essenza della Via.

Nella sala delle ceri­monie, il maestro e l’assistente invi­tano l’iniziando a prostrarsi tre volte. Successivamente, rimanendo in ginoc­chio,[6] questi unisce le mani in gasshō e recita la formula: “Prendo rifugio nel Buddha, prendo rifugio nel Dhar­ma, prendo rifugio nel Samgha. Prendo rifugio nel Buddha, il più eccel­lente, prendo rifugio nel Dharma che calma il desiderio, prendo rifu­gio nel Samgha, la più onorevole comunità. Ho preso rifugio nel Buddha, ho preso rifugio nel Dharma, ho preso rifu­gio nel Samgha.”

Questa formula è ripetuta per tre volte.

L’iniziando poi ripete per tre volte: “Il Tathagata ha realizzato la suprema illuminazione. Egli è il mio grande insegnante. Ho preso rifugio in lui e, gra­zie alla sua compassione, da questo momento non prenderò rifugio in alcun insegnamento erroneo o profano.”

Il maestro dice quindi: “O buon discepolo, ti sei libe­rato dal male ed hai preso rifugio nel bene; hai adempiuto ai tre precetti. Ora devi pren­de­rne altri tre. Il primo è quello di non commettere il male. Ti im­pegni a farlo, da oggi fino al tuo ri­sveglio alla Buddhità?” L’ini­ziando risponde: “Sì, lo prometto sinceramente.”

Il secondo precetto è di produrre il bene. Ti impegni a farlo, da oggi fino al tuo risveglio alla Buddhità?” L’iniziando ri­sponde: “Sì, lo prometto sinceramente.”

Il terzo è quello di diffondere il bene tra tutti gli es­seri sen­zienti. Ti impegni a farlo, da oggi fino al tuo risveglio alla Buddhità?” L’iniziando risponde: “Sì, lo prometto sincera­mente.” Il maestro prosegue: “Non devi infrangere questi precetti, da questo mo­mento fino al tuo risveglio alla Buddhità. Ti impegni a farlo?” L’iniziando risponde: “Sì, lo prometto sinceramente.” Il maestro replica: “Impegnati a farlo, così come hai promesso.” L’iniziando si prostra allora per tre volte, si inginoc­chia, e giunge le mani in gasshō.

Il maestro prosegue: “O buon discepolo, hai già ricevuto i tre puri precetti. Devi ora ricevere le dieci regole della prassi, cioè i grandi precetti dei Buddha e dei Bodhisattva.” Il maestro inizia:

Non uccidere. Ti impegni a farlo, da oggi fino al tuo ri­sveglio alla Buddhità?” L’iniziando risponde: “Sì, lo prometto sinceramente.”

Non rubare. Ti impegni a farlo, da oggi fino al tuo risveglio alla Buddhità?” L’iniziando risponde: “Sì, lo prometto sinceramente.”

Non avere rapporti sessuali sconvenienti. Ti im­pegni a farlo, da oggi fino al tuo risveglio alla Buddhità?” L’iniziando ri­sponde: “Sì, lo prometto sinceramente.”

Non mentire. Ti impegni a farlo, da oggi fino al tuo risve­glio alla Buddhità?” L’iniziando risponde: “Sì, lo prometto sinceramente.”

Non assumere bevande intossicanti. Ti impegni a farlo, da oggi fino al tuo risveglio alla Buddhità?” L’iniziando rispon­de: “Sì, lo prometto sinceramente.”

Non criticare un Bodhisattva. Ti impegni a farlo, da oggi fino al tuo risveglio alla Buddhità?” L’iniziando risponde: “Sì, lo prometto sinceramente.”

Non lodare te stesso e non parlare male di altri. Ti impegni a farlo, da oggi fino al tuo risveglio alla Buddhità?” L’iniziando ri­sponde: “Sì, lo prometto sinceramente.”

Non ambire al benessere materiale e nemmeno a quello spirituale. Ti im­pegni a farlo, da oggi fino al tuo risveglio alla Buddhità?” L’iniziando risponde: “Sì, lo prometto sinceramente.”

Non soggiacere alla collera. Ti impegni a farlo, da oggi fi­no al tuo risveglio alla Buddhità?” L’iniziando risponde: “Sì, lo pro­metto sinceramente.”

Non denigrare i Tre Tesori. Ti impegni a farlo, da oggi fino al tuo risveglio alla Buddhità?” L’iniziando risponde: “Sì, lo prometto sinceramente.”

Non devi infrangere queste dieci regole. Ti impegni a farlo, da oggi fino al tuo completo risveglio alla Buddhità?” L’ini­ziando ri­sponde: “Sì, lo prometto sinceramente.”

Tutte le domande e le relative risposte sono ripetute per tre volte. Infine il maestro dice: “Impegnati a farlo, così come hai pro­messo” e l’iniziando si prostra tre volte.

Il maestro prosegue: “Tutti i Buddha hanno ricevuto e rispet­tato i tre ri­fugi, i tre precetti e le dieci regole della prassi. O buon al­lievo saprai rispettare questi sedici precetti da oggi fino al tuo risveglio alla Buddhità?” L’iniziando risponde: “Sì, lo pro­metto since­ra­mente.” La domanda e la risposta vengono ripetu­te per tre volte.

Il maestro poi dice: “Impegnati a farlo, così come hai promesso.” L’iniziando si prostra per tre volte.

Infine il maestro recita: “Il mondo attorno a noi è grande come il cielo, puro come un loto cresciuto nell’acqua torbida. La mia mente pura, trascende il mondo ordinario. Prendiamo rifugio nel Bud­dha, prendiamo rifugio nel Dharma, prendiamo rifugio nel Samgha.”

Gli iniziati escono dallo Zendō.[7]

Le modalità con cui si prendono i precetti sono un grande in­segnamento dei Buddha e dei Patriarchi. Sia Ko di Yaku­san[8] che Ten­nen,[9] ricevettero ed osservarono questi sedici precetti. Alcuni Patriarchi non presero mai i precetti degli śrāvaka, ep­pu­re tutti rice­vettero e rispettarono questi sedici precetti del Bodhi­sattva.


(La data di compilazione è ignota).





[1] Questo è per sottolineare che tutti i Buddha, per realizzare la verità, hanno abbandonato la vita familiare.

[2] Si riferisce ai precetti dell’Hīnayāna.

[3] Il Maestro Bodhidharma (?-528), ventottesimo Patriarca in India e primo Patriarca in Cina. Visse nel tempio di Shaolin, uno dei vari monasteri buddhistici che già esistevano tra i monti Sung-shan, nel nord-ovest della Cina, introducendo la prassi dello zazen.

[4] Il Maestro Daikan Enō (638-713), successore del Maestro Daiman Kōnin. Spesso è chiamato semplicemente Sesto Patriarca o Sōkei, dal monte su cui dimorava. [Ta-chien Hui-neng]

[5] Il Maestro Seigen Gyōshi (660?-740) e il Maestro Nangaku Ejō (677-744) erano due dei diversi successori del sesto Patriarca. La linea di discendenza dei maestri delle scuole Sōtō, Ummon, e Hōgen risalgono al Maestro Seigen, mentre le linee di discendenza dei maestri delle scuole Igyō e Rinzai risalgono al Maestro Nangaku Ejō.

[6] Stando eretti e non seduti sui talloni.

[7] La Sala del Dharma.

[8] Si tratta di un discepolo del Maestro Yakusan Igen (745-828). Dopo aver lasciato la comunità del Maestro egli visse in una capanna ai margini della strada, insegnando alla gente di passaggio.

[9] Il Maestro Tanka Tennen (738-824), uno dei successori del Maestro Sekitō Kisen. [Tan-hsia T’ien-jan]