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KUGE

Il Fiore di Vacuità

 

 

Kuge è generalmente utilizzato, all’interno del Dharma, come sim­bolo di coloro che hanno un difetto di vista, cioè che sono illusi e che,  attraverso una visione distorta, non sono quindi in grado di ve­dere le cose nella loro vera luce. Kuge, tradotto con “Fiori nello spazio” o “Fiori nel cielo”, simboleggia tutte le immagini mentali, astratte, e perciò stesso lontane dalla realtà concreta. In altre parole, non possiamo es­sere certi della realtà dei fenomeni che possiamo percepire con i no­stri sensi. In questo capitolo, tuttavia, il Maestro Dōgen sottolinea come anche kuge appartenga al risveglio e sia è base di realtà.

 

Il Grande Maestro Bodhidharma,[1] fondatore della trasmissione Zen, compose i seguenti versi: “Quando un fiore sboccia, cinque petali si schiudono. Il prodursi del frutto è naturalmente realizzato.” Per comprendere l’autentico signifi­cato di questi versi, dovete cercare il momento in cui sboccia il fiore. Il tem­po del fiore è il tempo dei  cin­que petali. Il princi­pio di un fiore e cinque petali deriva dalla af­ferma­zione di Bo­dhidharma: “Sono venuto in Cina per trasmettere la Via del Bud­dha affinché tutti coloro che soffrono nell’illusione si possa­no salvare.”

Il prodursi del frutto” significa il produrre frutto negli altri, e questa do­vrebbe essere la nostra naturale attività. La prassi è uni­ver­sale e il produrre frutto è pure universale. “Naturale” equivale a sé; il mio sé è uguale al tuo sé. Vale a dire, quando il nostro sé è il vero Sé, il nostro sé non è né no­stro né di altri, è i cinque skandha[2] e i quattro elementi.[3] È mui no shinjin,[4] il vero Sé che trascende nome e forma e che è al di là di ogni duali­tà. Questo è il naturale di “Naturale mo­mento”, ed è il mo­mento della trasmissione e il mo­mento di sal­vare tutti gli esseri senzienti. Ad esempio, è come un loto blu sbocciato nel caldo tropicale. Se non esistesse il luogo in cui può sbocciare que­sto fiore, non avrebbe nemmeno potuto esserci una stella del mattino a condurre il Buddha Śākyamuni al risveglio. Il punto im­portante è che ci sono innu­merevoli loti blu nella luce di una stella che brilla da un capo all’altro dell’Universo, sia nel passato che nel presente. Speri­men­tando il caldo tropicale sicuramente farete espe­rienza del loto blu. Esiste un altro detto di un antico Patriarca: “Un loto blu sboccia in un fuoco.” Dovete studiare in che luogo e come fiorisce questo loto. Per farlo, date un taglio al vostro sapere, alla vostra con­sapevolezza e alle vostre opinioni personali. Se dubitate dell’esistenza di questo loto blu, dubitate anche dell’esi­stenza di un loto nell’acqua, di un fiore sul ramo, e anche di terre, montagne e fiumi.

Se non raggiungete il livello dei Patriarchi, non capirete che quando un fiore sboccia arriva la primavera  e che essa copre il mondo intero. Quando il fiore sboccia, non sboccia un solo pe­talo ma il fiore intero; e quando un fiore sboccia, innumerevoli fiori sboc­ciano simultaneamente. Comprendendo questo prin­cipio, potrete ca­pire com’è che viene l’autunno. In ogni caso, dobbiamo non solo chiarire il significato di primavera e au­tunno e dei loro fiori e frutti, ma dob­biamo anche studiare i nostri propri fiori e frutti. Fiori e frutti hanno un loro proprio unico momento di tem­po e, viceversa, ogni momento di tempo ha i suoi propri frutti e fio­ri. Ogni tipo d’erba ha un suo pro­prio fiore, ogni albero ha i suoi particolari fiori e frutti. Se conside­riamo gli esseri umani come alberi, ogni albero ha il suo fiore particolare. Tutto ciò è kuge.[5] Osservando questo fiore attraverso la vostra percezione, poiché la vostra percezione riguarda solo la forma esteriore e non l’essenza della vacuità del fiore, non potrete mai per­cepirne il vero colore. Questa è una visione molto limi­tata.

Una tale interpretazione di kuge si trova solo nel Dharma del Buddha, non nelle altre dottrine. I profani non hanno alcuna possi­bilità di sperimentare kuge. Solo i Buddha e i Patriarchi percepiscono e sperimentano lo sbocciare e l’appassire di kuge, da un capo all’altro dell’Universo. L’universale kuge: è questo il livello da raggiungere nella Via.

Una volta il Buddha Śākyamuni disse: “Se uno ha una malattia agli occhi, la sua vista è difettosa e vede un fiore nello spa­zio. Quel fiore è kuge.” Una delle interpretazioni di questa frase è che “Vista difet­tosa” in questo caso significa un punto di vista capovolto, di conseguenza, il fiore appare deformato. Se non si chiarisce ciò, si può vedere un fiore dove non esiste. Se il difetto di vista è curato, kuge non può più essere visto. È un vero peccato che molti non cono­scano né il significato né i dettagli di kuge. Esso non può es­sere af­ferrato dalla gente comune né dai profani, ma i Buddha si sfor­zano sempre di chiarire kuge.

Il gesto del Buddha Śākyamuni che sollevò un fiore senza parlare, ed il sorriso di Mahākāśyapa, furono una comunicazione da mente a men­te. Questa si realizzò vedendo kuge con la vista ristabi­lita. Kuge esi­ste nell’Occhio e Tesoro della Vera Legge, e nella Se­rena Mente del Nirvāna; è incessante, da Patriarca a Patriarca. Illuminazione, nirvāna, realtà e la nostra stessa vera natura, tutti so­no pe­tali di kuge.

Il Buddha Śākyamuni disse anche: “Comprendere questi rapporti[6] significa aver curato il proprio di­fetto di vista. Kuge scom­pare.” La maggior parte dei religiosi non conosce il vero significato di kuge ed è incapace di ricono­scere chi o che cosa abbia un difetto di vista.

Una volta visto il vero significato di kuge, il fiore nel cielo scompare. I seguaci dell’Hīnayāna pensano che quando il fiore scom­pare non esista più nulla nel cielo. Che cosa esiste se kuge non può essere visto? Essi pensano che kuge do­vrebbe essere abbando­nato; non riescono a comprenderne il profondo significato. Così come i Buddha piantano tra la gente il seme della Via del Buddha, e poi il ri­sveglio unito alla prassi lo porta a fruttifi­care,[7] così kuge pianta il seme della vacu­ità universale. Tuttavia, la maggior parte degli stu­denti pensa che dove vi è spazio vi è solo cielo e considera kuge come una nuvola vagante nel cielo limpido, spinta ad est e ad ovest, su e giù dal vento. Essi non capiscono che i quattro elementi, la terra, le montagne e i fiumi e, di fatto tutto nel mondo, è kuge. Sfor­tunata­mente, la più parte degli studenti non sa guardare dietro il mondo fe­nomenico. Dal loro punto di vista kuge esiste a causa di un difetto nella vista, e non comprendono che invece è l’opposto. Nel vero Dharma “Uno che ha un difetto alla vi­sta” è una persona risvegliata, dalla perfetta illuminazione: è un Buddha, uno che è andato al di là del risveglio. Alcuni pensano che vi siano altre forme di verità ac­canto a questa. Ciò non è corretto. Tuttavia, vi sono occasioni in cui qualcuno vede un fiore a causa di un difetto di vista. Ciò avviene quando si cerca effettivamente il ri­sveglio senza capire che il difetto stesso è la radice del risveglio. Se comprendiamo la condi­zione di vi­sta difettosa, possiamo capire kuge ed essere distac­cati da entrambi. Possiamo vederli come fun­zioni della realtà, come condizioni asso­lute. D’altra parte, ogni con­dizione nell’in­tero Universo esprime la sua propria verità: non ha nulla di inuti­le o superfluo ed è armonica e completa. Così sono il di­fetto di vista e kuge. Non sono implicati in passato, presente e fu­turo, o in inizio, metà e fine. Sono indipendenti da genera­zione e distruzione, per quanto vita e morte si manifestino ovun­que nell’Universo.

Vi sono diversi modi per studiare kuge: dal punto di vista del difetto visivo, attraverso l’osservazione con l’occhio della men­te,[8] attraverso la visione del Buddha, attraverso la visione dei Patriarchi, attraverso l’occhio della Via, attraverso l’occhio del risveglio, attraverso la visione di tremila anni, la vi­sione di otto­cento anni, l’eterna visione, ed attraverso la vi­sione illimitata. Il “Fiore” è le molteplici forme dell’esistenza, mentre la vacuità è la vera es­senza che pervade ogni forma. In un singolo fiore senza gambo si può vedere ogni forma indi­viduale della vacuità. L’universale vacuità sboccia come un fio­re.

Dovremmo sapere che il cielo è nient’altro che un singolo filo  d’erba, il suo fiore sboccia nello spazio. È come i fiori di cento erbe fiorite.

Originariamente non c’erano fiori nel cielo.” Nella Via del Tathāgata[9] non c’erano fiori in origine, ma ora vi sono fiori come quelli di pesco, di susino e di salice. Abbiamo il detto: “Ieri, niente fiori di susino; devono aspettare la primavera.” Quando la primavera arriva, sicuramente gli al­beri fioriscono. È il tempo del fiore, è il suo compimento. Dob­biamo comprendere che ogni cosa si realizza a suo tempo, e qu­esto non può essere mutato. Il susino sempre fiorirà, e fio­rirà il pesco e il salice, senza confusione. Allo stesso modo, il fiore di vacuità non può essere confuso, né mutato.

Dopo aver osservato i vari colori di kuge, dovete compren­dere che la vacuità produce infiniti tipi di frutti. Studiate la pri­mavera e l’autunno di kuge, dopo aver visto i fiori sbocciare e appas­sire. Come kuge ha miriadi di forme, così la primavera ha in­nume­revoli aspetti, e sia la primavera che l’autunno hanno un passato e un pre­sente. Se tuttavia pensate che kuge non sia un fiore reale, allora la vo­stra comprensione del Dharma è limi­tata. Se udite le pa­role di Śākyamuni e pensate che ora vi sia un kuge che non esisteva in ori­gine, mancate di conoscenza e dove­te pene­trarne ulteriormente il si­gnificato.

Un Patriarca una volta disse: “Finora non è mai nato un fiore.” Questo significa che non c’è né nascita né distruzione e, di con­seguenza, non c’è neanche il fiore, cioè stabile essenza. Non spre­cate tempo in discussioni inutili, né attaccatevi al rapporto che il tempo ha col fiore. I fiori hanno diverse sfumature, ma i colori da soli non possono descriverne accuratamente la forma. Non solo i fiori, ma ogni istante ha colori come il blu, il giallo, il rosso o il bianco. La primavera porta i fiori e i fiori portano la primavera. Non vi è al­cuna opposizione tra essi.

Chōkutsu,[10] che era famoso per la sua mente brillante, era un allievo laico di Sekisō.[11] Egli compose questi versi sul suo risveglio: “L’infinita e profonda luce permea l’intero mondo.” La luce infinita è nel mona­stero, nella Sala del Buddha, negli uffici amministrativi, nei cancelli principali. Essa è illimitata e si manifesta ovunque, continua­mente.

Tanto la gente comune quanto le persone risvegliate vi­vono nella propria casa.” Ciò non significa che non c’è diffe­renza tra la gente comune e i saggi; significa che non dovreste condannare i vari generi di persone.[12] Se la vostra più profonda determinazione è fon­data sulla mente-di-Buddha, sarete ca­paci di raggiungere il risveglio. Ogni intenzione religiosa deve essere parte della mente-di-Buddha, allora vi guiderà alla percezione della verità per quello che è. Le no­stre fi­nalità reli­giose devono basarsi sulla nostra più intima consape­volezza, al livello più profondo. Se la consa­pevolezza è attivata, le nubi appari­ranno.[13]

Se c’è un errore di percezione nei sei organi sensoriali, la realtà non è vista chiaramente.” I sei organi sensoriali sono: occhi, orecchie, naso, lingua, corpo e mente. Queste non sono funzioni sepa­rate ma operano insieme, armoniosamente. Sono come le erra­bonde nuvole, gonfie di pioggia, che circondano il monte Sumeru.[14]

Anche se le passioni sono state estirpate, soffriremo ancora per la malattia.” Questa malattia è diversa dagli usuali tipi di males­sere; è la malattia dei Buddha e dei Patriarchi. Quando tut­te le pas­sioni sono estirpate, questo malessere aumenta. Allo stesso modo, non-attaccamento e illusioni esistono assieme; e le illusioni possie­dono i mezzi per troncare, alla fine, la loro stessa attività.

È sbagliato negare o affermare la verità.” Voltare le spalle o opporsi alla verità è un errore. Tuttavia, la verità si trova an­che in queste azioni. Chi mai può penetrare il rapporto tra errore e verità?

In mezzo ad ogni relazione vi è il non-attaccamento.” Altre armoniche relazioni sono ininterrottamente prodotte dalla loro interrelazione. Proprio questo è non-attaccamento. Liberamente, nell’arco di tutta la vostra vita, attaccamento e non-attaccamento devono operare assieme.

Il nirvāna e il samsāra[15] sono fiori della vacuità.” Il nirvāna deve essere con-seguito da tutti i Buddha, Patriarchi e di­scepoli. Vita e morte sono il vero corpo dell’uomo. Le radici, il tronco, i rami, le fo­glie, i fiori, i frutti e la forma di ogni fiore sono tutti kuge. Kuge pro­duce il suo frutto a partire dalla vacuità e getta il suo seme nel cielo della vacuità universale. Dal momento che i tre mondi[16] sono un petalo dello sbocciante kuge, non sono diversi l’uno dall’altro. Kuge è la vera forma di tutti i fenomeni: la vera forma di un fiore di susino, di salice o di pesco.

Quando il Maestro Zen Reikun[17] del monte Fuyo-zan, vis­suto durante la dinastia Sung, visi­tò per la prima volta il Maestro Zen Shi­shin,[18] del Kishuji, gli chie­se: “Che cos’è Buddha?” “Ti rispon­derò, ma ci crederai?” dis­se Shishin. “E perché non dovrei credere alla tua risposta?” chiese Reikun. “Sei tu” rispose il Maestro. “Cosa devo fare?” chiese Reikun. “Se la tua vista è cattiva, smarrisci la vera for­ma di kuge” gli disse Shishin.

Shishin ci dice di fare nostro il livello di conseguimento del Buddha. Questa è la realizzazione della visione del Buddha. È com­presa da tutti i Buddha, è l’Occhio e il Tesoro della Vera Legge. Kuge realizza sé stesso nei nostri occhi e viceversa. Se il nostro ve­dere av­viene attraverso kuge, possiamo percepire le co­se per quello che sono realmente. Possiamo vedere kuge da un capo all’altro del mondo in­tero: nel cielo, nei fiori, nei nostri oc­chi e nel nostro corpo.

L’espressione “Fiore nel cielo” deve essere chiarita. Il Grande Maestro Kōshō,[19] del monte Roya, disse: “È profondo e miste­rioso, eppure tutti i Buddha del mondo os­servano il fiore nel cielo. Per vedere questo fiore dovete avere la stessa com­prensione dei Buddha. In questo caso, percepite i Buddha del pas­sato. In caso contrario, i se­guaci dell’Hīnayāna e i pra­tyekabuddha[20] sa­ranno felicissimi.” State attenti a non pensare che i Buddha siano reali: in verità sono fiori nel cielo. Tutti i Buddha vivono qui, non c’è altro luogo in cui vivere. Kuge non è né es­sere né non-essere e nemmeno vacuità né forma, ma è la manife­stazione di tutti i Buddha. Tuttavia, non dovete attaccarvi né a kuge né alle manifestazioni del Buddha. Dovete sapere che kuge esiste indipendentemente dalla vostra compren­sione. Gli stu­diosi dell’abhidharma[21] o dei sūtra pos­sono udire l’espres­sione “Kuge”, ma solo i Buddha e i Patriarchi sono nel giusto rappor­to con esso; l’essenza del Dharma è manifestata tanto in kuge quanto in un fiore sbocciato sulla terra.

Il Maestro Zen Etetsu[22] del monte Seki­mon, che visse du­rante la dinastia Sung, apparteneva alla linea di discendenza di Ryo­zan. Egli era un eccellente maestro. Una volta, un mo­naco gli chiese: “Cos’è un tesoro nascosto in una montagna?” Questo è come chie­dere: “Cos’è il Bud­dha?” o “Cos’è la Via?” Sekimon rispose: “Kuge è nato dalla terra. Tutti nel paese vogliono coglierlo, ma non c’è porta per entrare.” La sua risposta è impareggiabile.

L’interpretazione consueta è che kuge sboccia solo nella va­cuità. E se nessuno sa come sboccia nella vacuità, c’è qualcuno che sa come sboccia sul­la terra? Forse solamente Sekimon lo sa.

Dalla terra” include tutti gli stadi della crescita; inizio, metà e fine. Kuge spunta e sboccia da un capo all’altro del mon­do. Eppure, se cercate di coglierlo, non c’è alcun luogo in cui andare. C’è un kuge che spunta dalla terra e una terra nella quale kuge sboccia. Il punto più importante è che kuge porta frutti sia nella terra, sia nel cielo.

 

 

Trasmesso ai monaci nel Kannondōri del Koshōji, il 10 maggio 1243.

Copiato da Ejō, il 27 gennaio del 1244, nell’alloggio del discepolo principale, nel Kippōji. Ricopiato il 28 agosto 1318, nell’Enjudō di Eiheiji.



[1] Il Maestro Bodhidharma (?-528), ventottesimo Patriarca in India e primo Patriarca in Cina. Visse nel tempio di Shaolin, uno dei vari monasteri buddhistici che già esistevano tra i monti Sung-shan nel nord-ovest della Cina, introducendo la prassi dello zazen.

[2] I cinque skanda o aggregati sono: rūpa (il corpo-forma), vedanā (la sensa­zione), samjñā (la percezione, la nozione), samskarā (le impressioni risultanti, gli elementi della coscienza, lett. “I formati e i formanti”), e vijñāna (la coscienza individuale, la conoscenza discriminante).

[3] I quattro elementi, dal sanscrito catvā mahābhūtāni: terra (peso e leggerezza), acqua (coesione e fluidità), fuoco (caldo e freddo), vento (impulso e movimento).

[4] Lett. “Il vero uomo privo di qualità”. Sono parole del Maestro Rinzai per indicare colui che, dimorando nel risveglio, è al di là delle comuni, generiche, categorie o classificazioni.

[5] Lett. “Fiore nel cielo”.

[6] Cioè i rapporti tra realtà, esistenza, nirvāna, ecc.

[7] Alla liberazione.

[8] L’intuizione.

[9] Lett. “Così arrivato”.

[10] Chang-cho (?-824), un erudito Mandarino.

[11] Il Maestro Sekisō Keisho (807-888), nella linea di trasmissione del Maestro Yakusan Igen. [Shih-shuang Ch’ing-chu]

[12] Cioè, non discriminare.

[13] L’illusione sarà apertamente manifesta.

[14] Questa figura indica il rapporto armonioso di ciò che è immobile ed immutevole con ciò che è temporaneo e fluido.

[15] Samsāra: l’erranza di esistenza in esistenza, il ciclo delle rinascite.

[16] Il Dhammapada riporta la divisione in kāma-loka (il mondo retto dal desiderio dei sensi), rūpa-loka (il mondo della forma sottile), ed ārūpa-loka (il mondo privo di forma).

[17] Il Maestro Fuyō Reikun (?), successore del Maestro Kisu Shishin. Grande Maestro Koshō è il suo titolo postumo.

[18] Il Maestro Kisu Chijō (?), nella linea di trasmissione del Maestro Baso Dōitsu (709-788). [Kuei-tsung Chich-ch’ang]

[19] Il Maestro Rōya Ekaku (?), nella linea di trasmissione del Maestro Rinzai Gigen. [Lang-yeh Hui-chüeh]

[20] Il pratyekabuddha o “Buddha solitario”, è il veicolo che si basa sulla teoria dell’originazione interdipendente (i dodici anelli della catena di causa ed effetto). Gli altri due veicoli sono: il veicolo dello śrāvaka o “Uditore”, che si basa sulla teoria dei quattro stadi,  ed il veicolo del bodhisattva o “Essere di verità”, basato sulle sei pāramitā (le sei perfezioni, o perfezionamenti).

[21] L’Abhidharma è il canestro dei commentari che, assieme ai Sūtra (i discorsi), e al Vinaya (i precetti), forma il Tripitaka, i tre canestri dell’Insegnamento.

[22] Il Maestro Sekimon Etetsu (?), successore del Maestro Sekimon Ken-un.