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HŌU

La Ciotola per le Elemosine

 

 

Questo breve capitolo tratta del significato della ciotola per le elemo­sine che, assieme al kesa, è simbolo della condizione monacale e della trasmissione da legittimo successore a legittimo successore. Qui, il Maestro Dōgen utilizza il commento del Maestro Nyojō al kōan del Maestro Hyakujō su “La cosa più importante del mondo.”

 

Una ciotola per le elemosine[1] è stata trasmessa da ognu­no dei sette Buddha, e anche da tutti gli altri Buddha del passa­to, fino al ven­tottesimo Patriarca. Il ventottesimo Patriarca Bo­dhidharma andò in Cina e lì trasmise il suo Dharma al secondo Patriarca in Cina, il Grande Maestro Shōshū Fukaku,[2] che, a sua volta, tramandò il Dharma al suo successore; così la trasmissione è continuata fino al se­sto Patriarca Sōkei Enō.[3]

Complessivamente, nella linea di trasmissione in India e in Cina, ci sono stati cinquantuno Patriarchi. [4] Ogni volta, il maestro la­sciò in eredità, come sigillo dell’Occhio e Tesoro della Vera Legge, e della Serena Mente del Nirvāna, il kesa e la ciotola per le elemosine. Tale corretta trasmissione, perpetuata dai Buddha e dai Patriarchi del passato, è continuata ininterrotta attraverso ogni successivo Patriarca. Perciò, più comprendiamo il signifi­cato della ciotola per le elemosine, più comprendiamo la pelle, la carne, le ossa e il midollo dei Buddha e dei Patriarchi.

Una ciotola per le elemosine può essere intesa in molti modi. Alcuni la considerano come il corpo e la mente dei Buddha e dei Pa­triarchi, qualcun’altro la intende semplicemente come un contenitore per il riso, qualcuno pensa che sia la vita stessa dei Buddha e dei Pa­triarchi, alcuni dicono che è la luce infinita, mentre altri ritengono che sia il vero corpo dell’uomo[5] nei Buddha e nei Patriarchi, alcuni affermano che essa è l’Occhio e il Tesoro della Vera Legge e la Serena Mente del Nirvāna, qualcun altro sostiene che sia un aspetto di totale li­bertà, e infine qualcuno la considera come la realizzazione del primo princi­pio di causalità. Possiamo dunque vedere che vi so­no molte inter­pretazio­ni basate su differenti punti di vista e tuttavia, vi sono ancora molte altre possibilità di studio fruttuoso.

Il mio defunto Maestro, nel 1225 si trasferì dal Jojiji al monte Tendō. La prima volta che entrò nella Sala del Dharma pro­nunciò questo discorso: “C’è un vecchio kōan.[6] Una volta un monaco chiese al Maestro Zen Hyakujō:[7] ‘Qual è la cosa più im­portante al mondo?’ Hyakujō rispose ‘Sedere da soli su questa montagna!’ Non siate sorpresi da una simile risposta. Sedendo in zazen dob­biamo sforzarci di superare Hyakujō. Se qualcuno ponesse la stessa domanda a me, probabilmente direi ‘Nulla!’ o anche ‘Portare la mia ciotola per le elemosine da Jojiji a questo monastero ed utilizzarla per mangiare il riso’.”

Essere allievi di un sublime maestro è solo una delle molte cose eccellenti di questo mondo. E solo un sublime mae­stro può realmente sapere cosa sono tutte le cose meravigliose. Per fare qualcosa di meraviglioso dobbiamo far uso del supremo insegnamento. Quando lo facciamo, tutte le nostre azioni sono superlative. Perciò, in qua­lunque tempo e luogo accada qualcosa di meraviglioso o eccellente, lì sicuramente si trova una ciotola per le elemosine, lo strumento della Via del Buddha. Anche Brahmā e il re dei Draghi[8] proteggono questa ciotola. Essi l’hanno data ai Buddha e ai Patriarchi, i quali a loro volta l’hanno trasmessa, di generazione in generazione, ai loro disce­poli. Questa è infatti la vera insegna della Via del Buddha.

Coloro che non si sono mai addestrati sotto un Buddha o un Patriarca, né hanno mai sentito parlare della fondamentale Via, di­cono che il kesa[9] di un Buddha è solo un in­dumento di seta, di cotone o di qualche altro materiale, e che la ciotola per le elemosine è solo un utensile ricavato dalla pietra, dall’argilla, dal legno o dal metallo. Costoro non hanno condotto un corretto studio e os­servazione della Via. Il kesa di un Buddha ha uno speciale significato e non ha nulla a che vedere con seta, cotone o qualsiasi altro materiale. Seta, cotone, ecc. appartengono alla mente discriminante. Allo stesso modo, la ciotola per le elemosine di un Buddha non si limita a pietra, argilla, legno o metallo. La ciotola per le elemosine di un Buddha non è fatta artificialmente; essa non ha creazione né distruzione, né venire o an­dare, guadagno o perdita, vecchio o nuovo – tra­scende queste no­zioni.

Anche se un kesa e una ciotola per le elemosine ap­paiono dove si radunano nuvole e acqua, essi non sono limitati da queste ul­time. Anche se si raccolgono erbe e alberi, e con essi si fa un kesa o una ciotola per le elemosine, questi non sono vincolati da tali caratte­ristiche. Cioè l’acqua appare come acqua, le nuvole appaiono come nuvole; composte da vari elementi ma apparenti insieme come un tutto unificato.

Una vera ciotola per le elemosine è quella che è unita a tutte le cose, alla mente del Buddha e alla vacuità universale, eppure è una ciotola per le elemosine e nient’altro. Una ciotola per le elemosine portata da un unsui,[10] è quella protetta da Brama e, in origine, consegnata al Buddha. E se ciò non fosse avvenuto, attual­mente una simile ciotola non potrebbe esistere per nessun moti­vo. Ovunque esistono ciotole delle elemosine, trasmesse come l’Occhio e il Tesoro della Vera Legge. Queste ciotole permeano il tempo, sia passato che presente. Proprio come questa ciotola non può essere limitata a pietra, argilla, legno o metallo, così concetti fatti di pietra, argil­la, le­gno o metallo non pos­sono de­scriverla; la ciotola per le elemosine può essere ricavata da quasi tutto. Essa non è limitata a pietra, argilla, ecc.. Questa è la vera trasmissione della ciotola per le elemosine.

 

 

Trasmesso ai monaci del Daibutsuji, nell’Echizen, il 12 marzo 1245.

Trascritto da Ejō, nell’alloggio del discepolo principale, il 27 luglio dello stesso anno.

 



[1] Dal sanscrito pātra.

[2] Il Maestro Taiso Eka (487-593), il successore del Maestro Bodhidharma. Noto anche come Jinkō Eka. [Shen-kuang Hui-k’o]

[3] Il Maestro Daikan Enō (638-713), successore del Maestro Daiman Kōnin. Spesso è chiamato semplicemente Sesto Patriarca o Sōkei, dal monte su cui dimorava. [Ta-chien Hui-neng]

[4] Si veda il cap. 52, Busso.

[5] Shinjitsu-nintai, la sostanza reale. Si veda il cap. 4, Shinjingakudō.

[6] Kōan, è l’abbreviazione di Kofu Antoku, che era in origine il nome di una tavola sulla quale venivano esposte le nuove leggi ufficiali, in Cina. All’interno della Via il suo significato è duplice. Uno, rappresenta la concreta manifestazione del Dharma, l’Universo stesso, la realtà (Si veda il cap. 1, Genjōkōan). L’altro, rappresenta una storia che manifesta i principi universali del Dharma del Buddha.

[7] Il Maestro Hyakujō Ekai (749-814), successore del Maestro Baso Dōitsu. [Pai-chang Huai-hai]

[8] Il re dei Draghi, un mitologico essere dalle sembianze di serpente, che protegge il Dharma.

[9] Dal sanscrito kasāya: l’abito di un monaco.

[10] Unsui, lett. “Nuvole e acqua”, tradizionalmente è riferito ai monaci novizi. Questa figura simboleggia la condizione priva di impedimenti del correre delle nuvole e del fluire dell’acqua.